Economia e Lavoro
31 Ottobre 2025
In regione l'aumento è del 11,4%. Bussandri, segretario Cgil Emilia Romagna: "Situazione nazionale allarmante. Emilia Romagna colpita pesantemente"

Aumenta la cassa integrazione a Ferrara, +13% sul 2024

di Redazione | 4 min

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A Ferrara le ore di cassa integrazione sono passate da 3.123.304 a 3.530.252 con un aumento dal 2024 al 2025 del 13%. Il periodo perso in esame è quello dei primi nove mesi dell’anno, da gennaio a settembre e i dati arrivano dall’Inps che ha recentemente pubblicato l’Osservatorio sulle ore autorizzate di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) nel 3° trimestre 2025.

Aumento che è percentualmente poco superiore rispetto a quello che si riscontra in Emilia Romagna dove nei primi 9 mesi del 2025  sono state autorizzate 45 mln di ore di Cig (Cigo – Cigs – Cigd), in aumento del 11,4% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 71,2% rispetto al 2023.

Il trend appare ancora dunque in crescita rispetto ai dati registrati nel 2024 che segnavano un aumento molto elevato sull’anno precedente.

A risultare preoccupante, come riferisce anche la Cgil che ha condiviso i dati, è la crescita della Cassa Integrazione Straordinaria che segna un +37,6 sul 2024 e +142,6 sul 2023. Nel periodo gennaio-settembre 2025 in Emilia-Romagna sono state autorizzate: 28.482.918 ore di Cigo (cassa ordinaria), in aumento rispetto alle 28.385.030 del 2024 (+0,3%); 16.484.324 ore di Cigs (cassa straordinaria), in aumento rispetto alle 11.976.522 del 2024 (+37,6%).

A livello nazionale le ore di Cig autorizzate sono state 419milioni, in aumento del +18,5% rispetto allo stesso periodo del 2024.

“A livello nazionale – commenta Massimo Bussandri, segretario Cgil Emilia Romagna – la situazione è allarmante. La crescita degli ammortizzatori sociali si accompagna al calo della produzione industriale che prosegue da 30 mesi, alla crescita dei fallimenti, delle delocalizzazioni, del numero di aziende in crisi e dei posti di lavoro a rischio. La realtà economica e sociale è ben diversa da quella che il Governo racconta nella sua propaganda. La crisi eccezionale del sistema industriale nazionale dovrebbe essere la priorità assoluta del Governo ed invece nella manovra finanziaria non è previsto assolutamente niente in termini di investimenti, di politiche industriali, di sostegno concreto alle grandi transizioni che il nostro sistema produttivo deve affrontare. Per queste ragioni siamo scesi in piazza lo scorso 25 ottobre e continueremo la nostra mobilitazione: il Governo deve confrontarsi per davvero con le Organizzazioni Sindacali e cambiare i contenuti di questa manovra”.

“Anche l’Emilia-Romagna – continua Bussandri – è colpita pesantemente dalla crisi in corso: soffrono in particolare filiere strategiche per l’economia regionale, a partire dalla meccanica e dall’automotive fino ad arrivare alla filiera della moda. Nella nostra regione risultano attualmente attivi circa 50 tavoli di crisi che riguardano imprese operanti in Emilia-Romagna, insediati presso i Ministeri competenti, in Regione, nelle Prefetture e presso gli Enti Locali. Tavoli che coinvolgono circa 10 mila lavoratrici e lavoratori. Sono coinvolte imprese operanti in tutte le Province della regione e in quasi tutti i settori produttivi. In un contesto che ancora deve confrontarsi con le conseguenze delle crisi internazionali e, in particolare, con i dazi imposti dagli Stati Uniti che colpiranno in maniera più decisa territori fortemente vocati alle esportazioni come il nostro”.

“In queste settimane – conclude Bussandri – si sta aprendo il confronto per la manutenzione e l’aggiornamento del Patto per il Lavoro e per il Clima: per noi sarà fondamentale che in quel contesto si rafforzi con decisione l’impegno ad escludere in ogni caso le procedure unilaterali di licenziamento. Servono condizionalità forti e coraggiose nell’accesso alle risorse pubbliche ed in particolare a quelle messe a disposizione dalla Regione: per richiedere risorse pubbliche le imprese devono assumere l’impegno a non licenziare, a rispettare norme e contratti e deve essere prevista la restituzione fino all’ultimo centesimo nel caso in cui questi impegni vengano violati. E deve valere per tutti, anche per le multinazionali che arrivano nel nostro territorio e non possono pensare di rilevare marchi e professionalità per poi scappare via come visto in questi anni in troppe occasioni”.

Dati Territoriali (Cigo-Cigs-Cigd) – periodo gennaio-settembre 2025:
Bologna: 10.267.057 ore, rispetto alle 8.550.272 ore del 2024 (+20,1%)
Ferrara: 3.530.252 ore, rispetto alle 3.123.304 ore del 2024 (+13%)
Forlì-Cesena: 2.891.698 ore, rispetto alle 2.499.220 ore del 2024 (+15,7%)
Modena: 10.586.084 ore, rispetto alle 8.903.374 ore del 2024 (+18,9%)
Parma: 1.435.400 ore, rispetto alle 1.302.555 ore del 2024 (+10,2%)
Piacenza: 1.062.190 ore, rispetto alle 811.167 ore del 2024 (+30,9%)
Ravenna: 2.651.800 ore, rispetto alle 3.098.785 ore del 2024 (-14,4%)
Reggio Emilia: 8.733.968 ore, rispetto alle 6.921.665 ore del 2024 (+26,2%)
Rimini: 3.808.794 ore, rispetto alle 5.151.279 ore del 2024 (-26,1%)

Dati settoriali (Cigo-Cigs-Cigd) – periodo gennaio-settembre 2025:
Pelli cuoio e calzature: 1.376.582 ore, +7,9% rispetto al 2024 e +336,7% rispetto al 2023
Attività meccaniche: 29.733.670 ore, +18,8% rispetto al 2024 e +155,2% rispetto al 2023
Lavorazione minerali non metalliferi: 3.992.020 ore, +16,1% rispetto al 2024, -13,3% rispetto al 2023.
Legno: 1.199.500 ore, +64,4% rispetto al 2024 e 26,8% rispetto al 2023
Industrie alimentari: 1.164.780 ore, 6,9% rispetto al 2024 e 63,5% rispetto al 2023

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