Bergamini (FI): “Non è un referendum contro la magistratura”
L'onorevole di Forza Italia: "Servirà a migliorare il funzionamento della giustizia italiana e per garantire maggiori tutele a ogni cittadino che si trova ad affrontare un processo"
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Mesola. “Oggi siamo non solo arrabbiati, ma anche sconcertati dalla laconicità del comunicato dell’amministrazione comunale di Mesola che si dice dispiaciuta della chiusura definitiva e solidale con i lavoratori, senza aver mosso un dito per quello che stava accadendo e soprattutto ancora una volta senza garantire un preciso e quotidiano impegno almeno per promuovere un futuro produttivo al sito industriale”.
A usare queste dure parole contro l’amministrazione di Mesola è il gruppo consiliare Insieme per crescere, di centrosinistra, che alle ultime elezioni aveva candidato il sindaco uscente Gianni Michele Padovani.
Oltre all’operato dell’amministrazione si dicono “sorpresi” anche dalle affermazioni del consigliere regionale Fausto Gianella (FdI). Gli contestano di aver attaccato la Regione, “senza spiegarne le mancanze”, anziché “prendersela con il sindaco e la giunta espressioni della sua parte politica”.
“Gianella – aggiungono -, che in un incontro pubblico, presente anche il consigliere Calvano, aveva pure assicurato il suo interessamento presso il Governo che gestiva il tavolo di crisi dell’azienda, per scongiurare la chiusura, del quale poi deve essersi evidentemente dimenticato o forse da Roma lo hanno dimenticato”.
Chiedono dunque di convocare un consiglio Comunale straordinario per “valutare quali iniziative assumere verso l’azienda che, a quanto affermano i sindacati, avrebbe sacrificato e svuotato solo l’azienda di Mesola per mantenere tutti gli altri siti produttivi”. E questo senza che la sindaca “abbia mosso un dito, senza che abbia pubblicamente protestato e senza che abbia chiesto alle istituzioni e anche al sindacato e ai lavoratori di attivare tutte le azioni di protesta che avessero potuto scongiurare tale decisione”.
“Oggi – sostengono – non sono sufficienti le dovute parole di solidarietà ai lavoratori che nessuna colpa hanno di quanto accaduto e ai quali ci sentiamo vicini, ma bisogna assumersi le responsabilità di agire anche duramente verso i vertici del gruppo industriale che ha determinato questa situazione e pretendere assicurazione sul futuro produttivo del sito”.
Ricordano “l’incontro pubblico di marzo scorso durante il quale il sindaco affermava che la Cartiera non avrebbe chiuso” mentre il gruppo consiliare di opposizione Insieme per Crescere “ha presentato un ordine del giorno a sostegno dei lavoratori dell’azienda” discusso nel Consiglio comunale del 29 aprile.
In quell’occasione chiesero alla sindaca di “interloquire, se non l’avesse già fatto, con l’azienda Pro-Gest Cartitalia per comprendere le intenzioni future riguardanti il sito produttivo e ottenere chiarimenti sulle linee guida del piano industriale presentato; partecipare alle future iniziative, in collaborazione con le sigle sindacali, per sostenere i lavoratori e rendersi disponibile a collaborare per quanto di competenza del Comune; istituire una commissione consiliare o un gruppo di lavoro maggioranza/minoranza per trattare al meglio l’argomento”.
“Purtroppo – ricordano – l’Odg ha avuto solo il voto favorevole della minoranza, mentre la maggioranza compatta ha votato contro minimizzando le nostre preoccupazioni e affermando di avere la situazione sotto controllo”.
Appreso poi del complicarsi della situazione, l’11 luglio hanno “presentato una nuova richiesta di ordine del giorno a sostegno dei lavoratori della Cartiera, chiedendo la convocazione di un consiglio comunale straordinario”.
“Di nuovo – aggiungono – abbiamo presentato un ulteriore ordine del giorno, discusso nel consiglio comunale del 29 luglio 2025, che bontà sua questa volta la maggioranza ha deciso di condividere, ma ormai evidentemente era troppo tardi”.
Ciò che però ritengono più grave “è che gli impegni deliberati nell’occasione sono stati tutti disattesi dal sindaco”.
“In particolare – spiegano – quelli di: organizzare un incontro urgente con l’azienda per ottenere comunicazioni sulle reali intenzioni e garantire la messa in sicurezza del sito produttivo; promuovere un incontro con il Ministero e la Regione per valutare la possibilità di far riprendere la produzione o, in alternativa, esaminare le prospettive del sito; farsi portavoce presso l’azienda per evitare la dismissione del sito, lo spostamento di macchinari e clientela e, se necessario, sostenere la riqualificazione dell’area e dell’impianto, a tutela dei valori aziendali e del contesto urbano”.
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