Politica
10 Ottobre 2025
Zamorani e Giubelli: "Il partito non è più casa nostra. Continueremo con l'associazione Pluralismo e Dissenso"

Si chiude il capitolo degli ‘eretici’: addio a +Europa Ferrara

di Elena Coatti | 3 min

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Cala il sipario su una lunga stagione della politica cittadina. Mario Zamorani e Paolo Niccolò Giubelli, volti storici del radicalismo ferrarese, annunciano la fine dell’esperienza del gruppo +Europa di Ferrara e, con essa, della pluridecennale presenza dei cosiddetti “radicali storici organizzati” all’interno di forze politiche nazionali. Una scelta difficile, meditata e sofferta, che segna la fine di una tradizione politica che, dagli anni Settanta a oggi, “ha rappresentato una voce libera, spesso controcorrente, nella vita pubblica della città”.

“È una circostanza strana – commenta Zamorani – perché io non ricordo che sia mai successo a Ferrara che un partito chiudesse. Siamo negli anni Settanta, quando accadevano cose significative, tempi che oggi nessuno riesce più a immaginare: la chiusura dei manicomi, il diritto all’aborto, il divorzio. Erano iniziative ‘eretiche’, contro l’establishment di destra e l’immobilismo di sinistra“.

Zamorani rivendica così il suo percorso politico ‘eretico’, fatto di scelte spesso fuori dagli schemi: “Nel ’99 fui eletto in una lista di centrodestra, negli anni del cosiddetto ‘soffrittismo’, quando un potere economico-politico dominava la città. Poi osservai che il sindaco Sateriale, eletto rivendicando la discontinuità con quel sistema, quella discontinuità la praticava davvero. In quel conflitto io mi schierai con Sateriale, perché era il bene della città. Anche quella fu una battaglia eretica, che rivendico“.

Con la morte di Marco Pannella, nel 2016, “finisce quella storia radicale – continua Zamorani – perché ciò che venne dopo non fu all’altezza. Il gruppo storico di Ferrara si mise in stand-by. Poi, nel novembre 2017, nacque +Europa con Emma Bonino e noi decidemmo di esserci. Ma oggi quella parabola è arrivata al termine“.

A condividere e spiegare la scelta è anche Giubelli, che ricorda come il gruppo ferrarese avesse aderito con convinzione a +Europa nel 2017, “perché vi confluivano anche i Radicali italiani: era la cinghia di trasmissione tra il passato e un futuro che poteva essere diverso“. Giubelli richiama i principi cardine del radicalismo: “lo scrupolo maniacale per il rispetto delle regole, il primato della battaglia politica rispetto alla provenienza delle persone e l’importanza della figura eretica in politica, ossia quella che ha il coraggio di dire ciò che tutti sanno ma non vogliono ammettere”.

Ma la disillusione è arrivata con le amministrative del 2024. “Non ci fu concessa la dotazione del simbolo. Denunciammo il fatto, pur avendo messo sul campo tutta la nostra storia e cercato risposte dal partito. Non arrivò nulla. Silenzio. Le elezioni andarono come andarono, e in autunno avviammo la procedura statuaria per aprire ufficialmente il gruppo +Europa di Ferrara. Ma tutto si trascinò fino a luglio di quest’anno, poi a settembre: dilazioni, rinvii, nessun no formale ma una chiara volontà di non farci aprire. A quel punto ci siamo chiesti se ne valesse la pena“.

Il bilancio è amaro: “Un partito nato nel nome del rispetto delle regole che le ignora, che abbandona la battaglia per la separazione delle carriere, un partito che si è fatto cagnolino scodinzolante del Pd di Schlein. E allora basta, noi non ci riconosciamo più in tutto questo”. Il futuro, però, è già tracciato: “Il nostro impegno continuerà nell’Associazione Pluralismo e Dissenso. Continueremo a essere un’eresia, nel solco del pensiero liberale di sinistra. Compromessi su tutto, tranne che sui principi, come diceva Pannella”.

Nessuna apertura, infine, verso l’attuale centrosinistra ferrarese: “Oggi il Pd locale – afferma Zamorani – ha tutti i sintomi di chi ha perso la memoria. Non vuole confrontarsi con gli errori del passato, nonostante siano quelli la causa delle sue sconfitte. E chi fa politica non può permettersi di dimenticare il passato”.

Una pagina che si chiude, dunque, ma come tengono a sottolineare entrambi “non è un addio all’impegno politico, solo un cambio di casa, per continuare a difendere i principi di libertà e pluralismo con cui tutto è iniziato“.

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