«Nel giorno del secondo anniversario del 7 ottobre, brutale massacro compiuto da Hamas al quale tutti i quotidiani hanno dedicato ampio spazio, sulle principali testate è uscita una pagina a pagamento acquistata dall’associazione Setteottobre. Nel testo si accusano i mezzi di informazione di fomentare la violenza. Accusa inaccettabile e che rispediamo al mittente». Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, replicando alle pagine pubblicate martedì 7 ottobre 2025.
«Ma nel contempo – prosegue – la Fnsi si chiede come è possibile che gli editori, proprietari delle stesse testate incriminate, abbiano permesso che un annuncio simile potesse essere pubblicato. Annuncio che reca una insopportabile quanto falsa accusa alle redazioni, ai giornalisti e pure ai direttori che sono espressione degli editori stessi. D’accordo che pecunia non olet, ma è anche vero che la dignità dei giornalisti e dell’informazione non può essere svenduta per un annuncio».
Sulla vicenda intervengono anche i Comitati di redazione delle testate del gruppo Gedi. «Molte testate italiane, tra cui Repubblica a Stampa, hanno ospitato un annuncio a pagamento di un’intera pagina dell’associazione ‘Setteottobre’», ricordano.
«Nel testo – prosegue il Coordinamento dei Cdr – si accusano anche i mezzi di informazione di essere ‘veicolo dell’ideologia di violenza, odio’ e quindi di favorire il terrorismo. Questo è offensivo verso tutte e tutti noi e verso il nostro lavoro, improntato su equilibrio e professionalità, in condizioni mai facili. La tesi risulta ancor più offensiva verso il giornalismo stesso se si pensa al fatto che ad oggi sono stati uccisi da Idf oltre 200 giornalisti nella striscia di Gaza. Senza dimenticare che ai media, nonostante appelli delle varie istituzioni non solo professionali, il governo israeliano non permette di entrare per fare il proprio lavoro. Crediamo, infine, che gli editori debbano permettere la pubblicazione di messaggi coerenti con il nostro lavoro: i quotidiani non sono delle semplici buche delle lettere, neanche a pagamento».
Alla segretaria generale Costante replica il presidente dell’associazione Setteottobre, Stefano Parisi, dicendosi sorpreso della reazione della Fnsi e sostenendo, fra l’altro, che «la distorsione di ciò che è avvenuto il 7 ottobre ha raggiunto livelli esasperati in tutti gli ambienti, compresi quelli dell’informazione», che la campagna di comunicazione sulla tragedia del 7 ottobre «non ha l’obiettivo di delegittimare la stampa, ma di portare agli occhi dell’opinione pubblica nuovi elementi utili a formarsi un’idea più consapevole di cosa stia accadendo», che la sua associazione ha sollevato la questione «seria e legittima» circa il «ruolo che l’intero ecosistema dell’informazione, non solo i media tradizionali ma tutte le piattaforme della rete e i social media, gioca nel modellare il dibattito pubblico e nel radicalizzarlo».
Per Costante, però, «delegittimare l’informazione non è esattamente, come invece sostiene Stefano Parisi, ‘portare agli occhi dell’opinione pubblica nuovi elementi utili a formarsi un’idea più consapevole di ciò che sta accadendo in Israele e a Gaza’. I giornalisti italiani – ribadisce la segretaria Fnsi – hanno raccontato il 7 ottobre 2023 con orrore e precisione e conoscono bene la differenza tra fonti e fonti di parte. Meritano rispetto e non lezioni. Sui principali media italiani non c’è mai stata distorsione rispetto ai fatti del 7 ottobre, unanimemente condannati. Le accuse di genocidio allo Stato di Israele non sono fatte dai giornalisti, ma da una Commissione d’inchiesta indipendente nominata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu. E comunque, è dal gennaio del 2024 che la Federazione nazionale della Stampa italiana, insieme ai direttori dei principali media italiani, ha chiesto ripetutamente che i giornalisti internazionali, compresi gli italiani, potessero raccontare da vicino la tragedia di due popoli, quello palestinese e quello israeliano, ostaggio il primo di Hamas, il secondo di Netanyahu».
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