“Desideriamo una città aperta al mondo, che riconosca come il peso delle decisioni globali abbiano una ricaduta locale. Una città che si apra ai drammi del mondo: delle guerre e dei rifugiati, dei cambiamenti climatici, della crescita della povertà, delle violenze e della tratta”.
È il nucleo della riflessione del vescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego, per introdurre la Veglia della pace, iniziativa che prende il titolo da un versetto di Isaia, intitolata “Sentinella, quanto resta della notte?”, organizzata da Azione Cattolica, Acli, Agesci, Masci, Movimento Rinascita Cristiana, Comunità Papa Giovanni XXIII, Pax Christi e Salesiani Cooperatori, in collaborazione con la Rete Pace Ferrara.
“L’incontro di questa sera ha due momenti” riprende Perego. Il primo, più politico, “con al centro la situazione drammatica di Gaza, ma anche di tante altre città del mondo, che chiede una risposta di condivisione dalla città e dai cittadini”. E la risposta è stata politica: “finire la guerra a Gaza, tutte le 56 guerre, salvare le persone, cercare la pace. Con la guerra tutto è perduto, hanno ripetuto più volte i Papi. In alcuni casi, si tratta di riconoscere e salvare un popolo. Nessuno ha il diritto di uccidere indiscriminatamente le persone, nessuno può uccidere un popolo! La risposta politica chiede anche di far diventare la città luogo di pace, di educazione e costruzione della pace. Nessuno può occupare una città, tanto meno con la violenza delle parole e dei gesti, tutti devono sentire la città luogo di proposta politica”.
Il secondo momento, legato al primo, “è quello che viviamo ora, nella nostra Cattedrale, che questa sera respira e grida la pace. E’ un momento in cui guardiamo a Gaza e ai Paesi in guerra”.
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