“Musiche del barocco inglese” dell’ensemble barocco “Canto e corde”
Sabato 30 maggio alle ore 11, presso la Palazzina Marfisa d’Este, si terrà il concerto “Musiche del barocco inglese” dell’ensemble barocco “Canto e corde”
Sabato 30 maggio alle ore 11, presso la Palazzina Marfisa d’Este, si terrà il concerto “Musiche del barocco inglese” dell’ensemble barocco “Canto e corde”
Tutti al cinema dal 3 giugno al 13 settembre con Arena Coop Alleanza 3.0, che conferma l’appuntamento estivo ferrarese con il cinema all’aperto negli spazi di Parco Pareschi
Lo scorso 20 maggio è stato presentato al Marché du Film di Cannes, dopo aver vinto il premio come Best Short Film Director all'International Film Festival Manhattan 2025. E' il cortometraggio di Roberta Pazi 'La paura di vincere'
Uno spettacolo colorato, coinvolgente ed emozionante quello che ha gremito la Sala Estense di Ferrara. Sul palco è andato in scena "Dancing the elements, lo spettacolo di fine anno della scuola di danza della palestra "V.Bo" di Michele Libanore
Si chiude con un’esplosione di energia, entusiasmo e passione l’edizione 2026 di Dance Expo, l’evento internazionale che per due giorni ha trasformato Ferrara nella capitale della danza sportiva
di Federica Pezzoli
Uno spettacolo all’incrocio di due linguaggi del teatro, la musica e la parola, per rendere omaggio a un uomo che ha amato il teatro sopra ogni cosa. È “Concerto a due per Puccini”, lo spettacolo scelto per aprire la stagione di Opera e Danza e la stagione Extra del Teatro Comunale Claudio Abbado, in scena sul palco estense lunedì 29 e martedì 30 settembre.
L’autore del testo è Francesco Niccolini, che firma anche la regia insieme ad Alessio Boni, in scena come voce narrante. Il celeberrimo attore, insieme ad Alessandro Quarta, autore ed interprete delle musiche originali dello spettacolo, crea un intenso dialogo fra parola e note su una scena essenziale, che quasi per sineddoche rimanda alla vita e alle opere del Maestro ed è dominata dal suo iconico borsalino.
Lo spettacolo, nato in occasione del centenario della morte di Puccini, nel 1924, è un vero e proprio excursus dalla sua nascita alla sua scomparsa, con l’obiettivo di raccontare non solo il genio, ma anche l’uomo e la sua vita. Una vita fatta di una dura gavetta, da Lucca dove sarebbe stato destinato a seguire le orme del padre organista, alla Milano di fine Ottocento. La Milano di Verdi e di Wagner, del Teatro alla Scala, dei Ricordi in lotta con i Sonzogno per accaparrarsi le opere migliore e i talenti emergenti, del Teatro Dal Verme dove Giacomo, ancora studente del Conservatorio, vede per la prima volta la “Carmen” di Bizet. Una vita fatta di tanti lutti famigliari, per i quali Giacomo soffrirà sempre moltissimo. Una vita bohemienne, un po’ come quella dei suoi personaggi: Giacomo era uomo appassionato e affamato di vita, amava stare in compagnia dei suoi amici, fra i quali Mascagni e Toscanini, andare a caccia e ha saputo godersi la sua fama, fra viaggi, automobili e avventure galanti.
Sopra ogni cosa però amava il teatro: “il Dio santo mi toccò con il dito mignolo e mi disse: Scrivi per il teatro. Bada bene… Solo per il teatro”. E allora ecco il genio: a 25 anni la sua prima opera, “Le Villi”, e poi il successo con “Manon Lescaut”, “La Bohème”, “Tosca”. Una passione complicata: non per niente fu l’incubo di tanti librettisti e le sue opere spesso devono molto all’incondizionata fiducia di Giulio Ricordi e alla pazienza di Giacosa e Illica. “Ho questo gran difetto di scrivere musica solo quando i miei carnefici burattini si muovono sulla scena”: i suoi personaggi erano per lui come fantasmi, che sulla scena vengono rievocati dalle eleganti immagini firmate dall’illustratore giapponese Yoshitaka Amano. Una passione che gli ha portato un’immensa fama, ma che ha dovuto superare anche fiaschi memorabili, come quello della prima alla Scala di “Madama Butterfly”. Fino all’epilogo: la “Turandot” lasciata incompiuta per quella malattia che se l’è portato via a sessantasei anni. Un epilogo che Boni e Quarta riescono a rendere in tutta la sua improvvisa drammaticità con “Nessun dorma” e le parole di Arturo Toscanini, che ha diretto la prima alla Scala il 25 aprile 1926: il maestro fermò l’orchestra dopo la morte di Liu, posò la bacchetta e si girò verso il teatro dicendo “Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto”.
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