Gentile Direttore,
gli attacchi contro Francesca Albanese, relatrice ONU, e contro i cittadini che manifestano solidarietà alla Palestina, non sono solo uno scandalo politico, ma una ferita alla nostra democrazia.
Il deputato Mauro Malaguti (Fratelli d’Italia) ha dichiarato di voler coprire con una bandiera israeliana la lapide del ’43 al Castello, se i manifestanti pro-Palestina dovessero usarla come luogo della memoria. E il sindaco Alan Fabbri è arrivato a scrivere al Prefetto per chiedere di intervenire su una manifestazione politica: un gesto che rischia di travalicare i poteri di un sindaco e che può essere interpretato come un tentativo di limitare il dissenso.
Vale la pena ricordare allora le parole di Albert Einstein, uno degli uomini che con la sua scienza e le sue scelte contribuì a fermare il nazifascismo.
Nel 1946 scriveva:
«Sono favorevole a che la Palestina sia sviluppata come una patria ebraica, ma non come Stato separato. Non possiamo pretendere il dominio politico sulla Palestina, dove due terzi della popolazione non è ebraica…»
Nel 1948, sul New York Times:
«Tra i fenomeni politici più inquietanti del nostro tempo vi è la comparsa, nello Stato di Israele, del Partito della Libertà, un partito… strettamente affine ai partiti nazista e fascista.»
E nel 1952 lo Stato di Israele arrivò a offrirgli la Presidenza, che rifiutò per non legittimare derive incompatibili con i valori universali della libertà.
Einstein — lo stesso uomo che nel 1939 firmò la lettera a Roosevelt che spinse gli Stati Uniti a impedire a Hitler di ottenere l’atomica, e che quindi contribuì a fermare il nazifascismo — ci mise in guardia sulle derive autoritarie del sionismo di destra.
Oggi vediamo derive simili riaffiorare in Italia, quando forze di governo cercano di imbavagliare il dissenso e di piegare la memoria antifascista a fini di parte. Einstein ci direbbe che questo non è solo grave, ma gravissimo.
Cordiali saluti,
Roberto Baldisserotto