Codigoro. Dal 23 agosto al 7 settembre 2025, la Sala Pro Loco di Codigoro ospiterà “ARTErie”, la mostra antologica dell’artista codigorese Raffaele Mangolini. L’esposizione, che verrà inaugurata sabato 23 agosto alle ore 18:30, offre al pubblico un viaggio attraverso i diversi linguaggi espressivi dell’artista, dalla pittura alla fotografia.
“ARTErie” non è solo un gioco di parole, ma un concetto profondo che l’artista ha voluto trasmettere. “Le arterie sono linfa vitale, le strade più importanti che ci portano ovunque”, spiega Mangolini. Il titolo al plurale indica i diversi percorsi artistici perseguiti nel corso degli anni, così come i molteplici stati d’animo che hanno ispirato le sue creazioni.
La mostra rappresenta un’occasione unica per scoprire l’innata passione per l’arte di Mangolini, un percorso che si nutre di una continua ricerca e sperimentazione. Dalla scultura alla pittura, l’artista ha lavorato con una vasta gamma di materiali, tra cui legno, marmo, cemento e resina, pasta vitrea e gesso, prediligendo in pittura la tecnica dell’acrilico per la sua immediatezza, la velocità di asciugatura e la sua opacità rispetto alla lucentezza del colore a olio. Il suo percorso artistico, iniziato all’Istituto d’Arte per il Mosaico sotto la guida dei professori De Luca, Nittolo e Racagni, è stato profondamente segnato dagli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. È qui che Mangolini ha incontrato il professor Graziano Spinosi, una figura cruciale che ha guidato l’artista a sviluppare una propria, personale voce.
“Non ho scelto io la pittura”, afferma l’artista, rivelando un rapporto quasi simbiotico con la sua arte, “ il mio è da sempre stato un percorso naturale”.
Le 41 opere scelte per l’esposizione, realizzate dalla metà degli anni ‘90 ad oggi, sono il risultato di un processo creativo che parte da un titolo, da una semplice traccia, per poi evolversi in composizioni astratte dove il colore e la gestualità diventano i veri protagonisti. Questo approccio è evidente anche nel suo lavoro più recente, “Paesaggio palustre”, un’opera iniziata nel 2020 e terminata pochi giorni prima della mostra, stravolgendo quasi completamente quello che era il soggetto iniziale. “Come in quasi tutte le mie opere, il titolo è solo un pretesto per giocare coi colori”.
Mangolini, che oltre alla pittura si dedica con successo alla fotografia di ritratto, rivela una profonda connessione tra i due linguaggi: il suo “occhio fotografico” si è formato studiando per anni le immagini della storia dell’arte, portandolo spesso a scattare fotografie come se fossero quadri. “Fondamentali” dichiara “sono state per me le lezioni del fotografo Guido Guidi”.
La mostra include anche tre fotografie di grande impatto emotivo che esprimono il pensiero dell’artista sull’abominio di quello che attualmente viene quotidianamente commesso in Palestina contro una popolazione inerme.
L’esposizione è dedicata a Marco, padre dell’artista, e a Luciana Maini, giovane artista recentemente scomparsa. “Se rimangono a me, le mie opere muoiono”, afferma l’artista, che crede fermamente che l’arte debba circolare per esistere. “ARTErie” non è solo una mostra, ma un invito a connettersi con la linfa vitale dell’arte, un percorso che continua a pulsare valicando i confini di una tela e di una sala espositiva.
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