Politica
29 Luglio 2025
Con 21 voti favorevoli, il Comune abbandona la strada dell’affidamento diretto. Balboni: "Scelta pragmatica". Marchi (M5S): "Occasione persa per un servizio più sostenibile e autonomo"

Addio alla gestione in house: Ferrara sceglie la gara per i rifiuti

di Redazione | 3 min

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Con 21 voti favorevoli e 3 contrari, il Consiglio comunale di Ferrara ha approvato la delibera con cui l’Amministrazione Fabbri dispone l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti, spazzamento e igiene urbana mediante procedura a ecidenza pubblica, affidata ad Atersir. A presentarla in aula è stato il vicesindaco Alessandro Balboni (FdI), che ha motivato la scelta come atto necessario per chiudere una lunga fase di incertezza iniziata sotto l’amministrazione Tagliani 2 e protrattasi per oltre un decennio.

Balboni ha ripercorso le tappe della vicenda: dalla richiesta popolare di una gestione in house alla realizzazione, durante il mandato attuale, di uno studio tecnico affidato al Dipartimento di Economia di Unife, costato 75mila euro, che ha messo in luce i costi e i rischi elevati di un eventuale affidamento diretto. “La gestione in house non è priva di esempi negativi – ha dichiarato – e richiede investimetni e competenze che oggi non sono garantiti. La nostra decisione non è contro la pubblicizzazione, ma per garantire qualità e sostenibilità del servizio”.

Di segno opposto il giudizio espresso in aula da Marzia Marchi (M5S), che ha contestato l’impianto dello studio e criticato l’uso esclusivo di dati forniti da Hera e dal Comune, ritenendolo in sostanza scientificamente carente. La consigliera ha ricordato che una gestione in house, se ben strutturata, permetterebbe al Comune di risparmiare dividendi (oltre 700mila euro all’anno) e di investire le risorse interne, come i 17 milioni di riserve di Ferrara Tua. “Abbiamo approvato un piano alienazioni da 10 milioni – ha aggiunto – sostenendo che l’indebitamento non è qualcosa di negativo se si fanno investimenti”.

Sul punto è intervenuto anche Massimo Buriani (Pd), che ha messo in guardia sul rischio che la gara possa favorire un “oligopolio delle multiutility”, e ha chiesto che la procedurta di gara sia trasparente e orientata ai reali interessi dei cittadini. Il collega Elia Cusinato (Pd) ha rilanciato proponendo una riflessione su una possibile gestione separata della frazione organica per produrre energia, mentre Francesco Levato (Fi) ha posto interrogativi sulla legittimità e sulla coerenza normativa della scelta in house, nel caso fosse stata adottata.

Più pragmatico l’intervento di Francesco Rendine (Civica Fabbri), che ha criticato le attuali modalità di conferimento dei rifiuti, come il sistema delle calotte, ma ha definito l’affidamento tramite gara come il “dannominore”. Ha però auspicato che, se il gestore resterà Hera, questa venga vincolata a garantire maggiore efficienza.

Nelle repliche finali Balboni ha rispedito al mittente le accuse di scelte ideologiche o superficiali: “Chi oggi ci accusa di chiusura al dialogo sono gli stessi che nel 2019, prima delle elezioni, organizzarono un confronto pubblico sul tema senza invitare il candidato sindaco Alan Fabbri. La nostra decisione arriva dopo anni di approfondimento, confronti, studi e discussioni”. Ha poi ribadito che “il Comune sarà parte attiva nella definizione del capitolato e non spettatore passivo della gara”.

La delibera, come da proposta formale visionata dal Consiglio, prevede che l’affidamento avvenga mediante gara pubblica secondo i criteri stabiliti dall’Agenzia regionale Atersir. La precedente convenzione era scaduta nel 2017 ed era in proroga tecnica.

L’approvazione segna un punto fermo in un lungo dibattito cittadino, ma non cancella le divergenze sul futuro della gestione dei rifiuti a Ferrara. Se per la maggioranza si tratta di una scelta pragmatica e responsabile, per parte dell’opposizione si è persa un’occasione per dare una svolta pubblica, autonoma e più sostenibile al sistema.

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