Cronaca
27 Giugno 2025
Imputato è il 57enne tunisino Aissa Moncef. L'accusa è quella di tentata estorsione continuata nei confronti del titolare di un ristorante del centro storico di Ferrara

Tentò l’estorsione al ristoratore. Chiesti tre anni

di Davide Soattin | 2 min

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Tre anni. Sono quelli che la Procura di Ferrara ha chiesto per Aissa Moncef, 57enne di nazionalità tunisina, finito a processo con l’accusa di tentata estorsione continuata nei confronti di un noto ristoratore del cento storico di Ferrara.

La richiesta della Procura è arrivata ieri (giovedì 26 giugno) mattina.

I fatti finiti sotto inchiesta sarebbero iniziati a marzo dello scorso anno e sarebbero proseguiti per cinque mesi, fino a quando – tramite gli accertamenti e l’analisi di telecamere che avevano ripreso i vari episodi finiti sotto la lente degli inquirenti – i carabinieri erano riusciti a identificare l’attuale imputato, difeso dall’avvocato Massimo Cipolla.

Tutto ha avuto inizio quando la presunta vittima, improvvisamente, avrebbe iniziato a ricevere insistenti telefonate dal tono minaccioso da parte di un uomo che pretendeva il pagamento di un debito, a suo dire contratto dalla ex fidanzata del ristoratore, probabilmente – secondo gli inquirenti – per l’acquisto di dosi di sostanza stupefacente.

Inizialmente, il gestore del ristorante non aveva dato peso alle richieste e, nonostante l’insistenza, aveva deciso di non rispondere più alle telefonate. Ma la situazione era peggiorata col passare delle settimane, quando il tenore delle minacce era iniziato a cambiare.

Dapprima, nel mese di aprile, Moncef si era presentato nel locale del ferrarese e, dopo aver minacciato una dipendente, aveva minacciato anche il fratello dell’uomo sempre con l’obiettivo di convincerlo a pagare il presunto debito contratto dalla sua ex ragazza.

E lo stesso avrebbe fatto anche nei mesi successivi: a maggio aveva nuovamente minacciato il fratello del ristoratore, con quest’ultimo che, a giugno, dopo essere finito faccia a faccia con Moncef, aveva da lui personalmente subito altre minacce e pressioni.

Pressioni e parole dal tono minaccioso “che non avrebbe mai voluto pronunciare” aveva riferito l’uomo durante l’ultima udienza del processo, incalzato dalle domande avanzate dalla Procura, davanti al giudice monocratico Sandra Lepore del tribunale di Ferrara

Il processo tornerà in aula il 16 settembre per repliche e sentenza.

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