Nella mattinata del 2 giugno, giornata della Festa della Repubblica, un flash mob ha preso vita davanti allo scalone del Municipio. A organizzarlo è stato il gruppo Ferrara per la Palestina, che ha voluto trasformare la ricorrenza nazionale in un momento di denuncia politica contro il ruolo dell’Italia nel conflitto israelo-palestinese. Sacchi bianchi macchiati di rosso sono stati lasciati lungo la scalinata del municipio, a simboleggiare le vittime della guerra. Inoltre è stato appeso uno striscione con la scritta: 600 giorni di genocidio, Israele terrorista, Italia complice. Gaza è la nostra linea rossa”.
“In questo 2 Giugno abbiamo contestato la Festa della Repubblica, volendo ricordare che il tricolore italiano è sporco del sangue del nostro popolo, quello palestinese”, ha dichiarato Adam Sami, portavoce del collettivo. Una protesta simbolica ma dura nei toni, che ha voluto mettere in luce la presunta complicità delle istituzioni italiane nel “genocidio in corso a Gaza”.
Sami ha sottolineato che “sono più di 600 giorni che l’Italia non solo ignora la legge internazionale, la propria costituzione e i propri doveri nel fermare questo genocidio, ma ne è complice”. La denuncia si è estesa al sistema logistico-militare italiano: “I porti di Genova, Ravenna, Livorno, Bari e Trieste sono ancora oggi snodi centrali della logistica bellica a supporto dello stato terrorista di Israele”.
Secondo quanto riportato dal collettivo, nel 2023 dodici aziende italiane hanno esportato armi verso Israele per un totale di 26,3 milioni di euro. Tra queste, Leonardo SpA – partecipata dallo Stato italiano – avrebbe avuto un ruolo centrale, ricevendo il 53% dell’importo totale: “Leonardo SpA ha collaborato nell’addestramento dei piloti di F-35 israeliani: un accordo da 600 milioni di euro”.
Oltre al comparto militare, l’accusa ha investito anche Eni, “protagonista italiano del genocidio”, che nell’ottobre 2023 avrebbe ottenuto dodici licenze per esplorazioni nelle coste palestinesi. “Valore economico degli accordi: inestimabile”, hanno affermato dal collettivo.
Non sono mancate critiche durissime ai media e alla politica interna. “La Rai è impegnata nel disinformare e giustificare in ogni modo il genocidio, accompagnata dalla quasi totalità della stampa e della cronaca di questo paese”, hanno proseguito. Al centro del mirino anche la repressione giudiziaria contro gli attivisti filopalestinesi, come Anan Yaeesh, Alì, Mansour e Tarek: quest’ultimo condannato a 4 anni e 8 mesi per una manifestazione del 5 ottobre 2024.
Durissimo il giudizio sulla politica italiana, accusata di voler trasformare la democrazia in regime autoritario: “L’atto totalitario di applicare per decreto ministeriale il ddl 1660, cercando precipitosamente di renderlo legge, è l’ennesima dimostrazione del reale intento del governo italiano: reprimere il dissenso, criminalizzare chiunque lotti per una Palestina libera”.
Infine, i manifestanti hanno condannato anche la posizione dell’Unione Europea e dell’Italia sul piano diplomatico: “La Repubblica italiana si è sempre rifiutata di riconoscere lo stato di Palestina. Ricordiamo che questo governo ha votato contro la revisione degli accordi tra Israele ed Europa. L’Italia l’8 giugno avrà intenzione di rinnovare l’accordo di cooperazione militare con lo stato terrorista di Israele: accordo dal valore di 1,6 miliardi di euro”.
Il flash mob si è concluso nel silenzio, rotto solo da cartelli e slogan che hanno voluto accendere una luce su una ferita ancora aperta. “Siete e sarete sempre complici di genocidio”, ha concluso il gruppo Ferrara per la Palestina, lasciando il messaggio scritto nero su bianco ai piedi del Municipio.