di Elena Coatti
In un mondo che cambia rapidamente, l’Università di Ferrara risponde con visione, metodo e apertura. Fino al 30 maggio, la città estense si trasforma in un centro di formazione internazionale, accogliendo 50 studenti provenienti da varie università partner europee. Si tratta dell’alleanza Colours, con la prima Summer School internazionale sulle transizioni ecologiche e sociali: un’esperienza formativa unica, tra seminari digitali e una settimana intensiva sul campo, nel cuore del territorio deltizio padano.
La Summer School è un vero e proprio ponte tra Europa e territorio, tra sapere e fare, tra presente e futuro. Alla base dell’iniziativa c’è Colours (Collaborative innOvative sUstainable Regional univerSities), un’alleanza interuniversitaria europea di cui Unife è parte attiva grazie al coordinamento di Sandrine Labory, docente del Dipartimento di Economia e management.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione, la rettrice Laura Ramaciotti ha spiegato con orgoglio: “Il nostro Ateneo è tra le nove università europee che hanno dato vita a questa alleanza. Grazie al sostegno dell’Unione Europea, con un finanziamento di 14,5 milioni di euro, lavoriamo per rafforzare l’eccellenza, la mobilità accademica e la visibilità internazionale dei partecipanti”.
Un progetto ambizioso, che si traduce in un’occasione unica per gli studenti Unife che parteciperanno, ai quali verranno riconosciuti 3 crediti universitari, ma che va oltre il valore accademico: “È un incubatore di opportunità, dove si cresce non solo in competenze, ma anche come cittadini europei consapevoli”, ha aggiunto lo studente chief ambassador di Colours, Piergiorgio Mazzotti.
Il significato profondo della Summer School risiede nella sua capacità di connettere livelli diversi di conoscenza e azione. Lo ha evidenziato Sandrine Labory: “Questa scuola è un esempio concreto di come la collaborazione europea possa contribuire allo sviluppo dei territori. Promuoviamo valori come la democrazia, l’inclusione e il rispetto della diversità, traducendoli in pratiche educative e di ricerca condivise”.
Giuseppe Scandurra, tra i coordinatori della scuola insieme a Gianfranco Franz e Davide Carnevale, ha poi ricordato come “la presenza di studenti e docenti internazionali sia una ricchezza che aiuta a guardare ai cambiamenti climatici e sociali con uno sguardo ampio e consapevole, superando approcci semplicistici o ideologici”.
Il paesaggio ferrarese, protagonista del percorso, non è solo oggetto di studio, ma attore della narrazione. Stefano Calderoni del Consorzio di bonifica pianura di Ferrara lo ha definito “un laboratorio vivente dove la gestione dell’acqua è cultura, memoria e futuro. La bonifica non è un capitolo chiuso, ma un processo attivo che ci insegna a vivere in armonia con un territorio di frontiera, fragile e potente al tempo stesso”.
Calderoni si rivolge infine ai giovani, invitandoli ad essere “pionieri della sostenibilità”, a raccogliere le complessità del cambiamento climatico, senza limitarsi al solito approccio binario sul tema, e ad immaginare soluzioni future.
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