Tobagi: “Attaccano il Csm perché la prospettiva dei costituenti dà fastidio”
“L’idea è quella di stravolgere l’equilibrio tra i poteri per lasciare mano libera all’esecutivo”, scandisce la storica Benedetta Tobagi
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di Fabio Anselmo*
Ancora una volta il Senatore Balboni mette tutto nel frullatore per passare da vittima. Una specialità delle destre, a livello locale e nazionale.
C’è una scuola pubblica, a Cento, nel cuore della provincia di Ferrara. Una professoressa entra in aula e trova questo: studenti che mimano atti sessuali, urlano, gemono, e poi — come se fosse normale — gridano frasi inneggianti al Duce, a Hitler, fino a chiedere la riapertura dei forni crematori.
È accaduto all’Istituto Bassi-Burgatti. Una scena inaccettabile, che in un Paese civile dovrebbe allarmare chiunque. A partire dal Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.
E invece?
Il Ministro si muove su richiesta del senatore Alberto Balboni. Ma non per stigmatizzare quei comportamenti. Balboni si indigna perché una professoressa ha trattenuto per pochi minuti il telefono di uno studente — sul quale era presente un adesivo di Azione Studentesca, movimento giovanile vicino a Fratelli d’Italia — e ha spiegato che quel simbolo richiama ideologie fasciste.
Secondo il senatore, l’insegnante avrebbe fatto un “comizio”. Avrebbe denigrato “le idee” dello studente. E per questo Balboni ha chiesto un’interrogazione urgente al Ministro.
Ma la dirigente scolastica dell’istituto, Annamaria Barone Freddo, ha ricostruito i fatti in modo molto diverso: «Ho potuto accertare che le cose non sono andate come scritto dal senatore Balboni nel suo documento. Io stamattina avevo firmato la nota data alla classe, ma non l’ho subito associata a quanto riferito dal senatore».
Ha poi chiarito: «La questione non è legata a un simbolo presente sul cellulare, il problema è ben più grave ed è a monte. Il compito di una scuola, di tutto il personale e degli insegnanti, è quello di educare i giovani, per cui di fronte a episodi di questa gravità non è possibile non intervenire».
Non si tratta di un’idea politica. Non si tratta di un telefono.
Si tratta del fatto che in una scuola italiana, nel 2025, una classe intera possa urlare oscenità fasciste e sessiste senza che ci sia indignazione istituzionale.
E che chi prova a fermarli venga attaccato da un senatore della Repubblica.
*avvocato e consigliere comunale Gruppo Civica Anselmo
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