Scomparsa a Ferrara, ricerche lungo il Po tra Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena
Sono entrate nel vivo questa mattina, giovedì 5 febbraio, le ricerche di Elena Baldi, la donna di 67 anni scomparsa a Ferrara lo scorso 3 febbraio
Sono entrate nel vivo questa mattina, giovedì 5 febbraio, le ricerche di Elena Baldi, la donna di 67 anni scomparsa a Ferrara lo scorso 3 febbraio
Antonella Barabani, storica associata di Coldiretti Ferrara ed ex consigliera comunale di Forza Italia, è stata una figura di riferimento per l’agricoltura e la vita civile ferrarese
I difensori chiedono l'assoluzione perché quanto accaduto non costituisce reato: "Vito Mauro è come tutti noi. Ha affrontato la situazione seguendo le iniziative ortodosse di un uomo quadrato. Eppure è stato abbandonato da tutti"
Denunciato dalla Polizia Locale Terre Estensi un 20enne che per mesi avrebbe compiuto furti e danneggiamenti nel parcheggio della stazione di Ferrara
È scomparsa il 3 febbraio a Ferrara Elena Baldi, di 67 anni. La Prefettura, attuando il piano per le persone scomparse, ha divulgato la foto
La I sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’assise di appello di Bologna che aveva riscontrato in Stefano Franzolin, autore dell’omicidio della madre 75enne Alberta Paola Sturaro, un vizio solo parziale di mente, anziché un vizio totale come deciso dalla Corte d’assise di Ferrara.
A impugnare, ai soli effetti civili, la sentenza di primo grado che aveva assolto il figlio della vittima, Stefano Franzolin, per totale incapacità di intendere e volere, erano stati i fratelli dell’imputato, Sonia e Alessandro.
La Corte aveva deciso di riformare la sentenza di primo grado, ritenendo Franzolin parzialmente capace di agire e quindi penalmente responsabile del fatto senza però condannarlo se non ai fini civili con una provvisionale di 50mila euro.
Ora quel grado di giudizio è tutto da rifare. “Sebbene il giudizio riguardi ora solo la responsabilità civile – spiega l’avvocato Alberto Bova, che assiste Stefano Franzolin -, in quanto in ambito penale la sentenza di assoluzione è già divenuta definitiva, stando alla Corte Suprema, la sentenza d’appello è affetta da una motivazione carente”.
Questo perché “non enuclea elementi nosografici idonei a legittimare la formulazione di un giudizio di parziale capacità d’intendere e di volere dell’imputato”. Di qui la decisione di rinviare a un nuovo giudizio civile ove la questione sia decisa su più solidi dati tecnici.
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