Ddl Valditara, “passo indietro nella prevenzione della violenza”
I circoli ferraresi di Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile commentano la scelta della maggioranza di governo di "ostacolare i percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole"
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Dopo il passaggio dalla Lega a Forza Italia il sindaco di Vigarano e deputato Davide Bergamini compie un altro passaggio di casacca e approda a Futuro Nazionale
Disagi per residenti e utenti dell’ufficio postale di via Giuoco del Pallone, chiuso da giovedì 4 giugno per lavori di ristrutturazione
Saranno tre i rappresentanti del territorio ferrarese che prenderanno parte all’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, in programma a Roma il 13 e 14 giugno
Il consigliere comunale del Partito Democratico chiede chiarimenti all’Amministrazione sulla consulenza affidata dalla Fondazione Teatro Comunale all’ex commissario capo della Polizia Locale Roberto Accorsi. Al centro dell’interpellanza il rispetto della normativa sul cosiddetto “pantouflage” e la mancata pubblicazione dell’incarico nella sezione Trasparenza
“Il nuovo decreto sicurezza dice di voler proteggere i cittadini, ma rimborsa le spese legali a chi li ha uccisi”. Inizia così Fabio Anselmo un post nel quale critica aspramente la nuova normativa voluta dal governo Meloni.
L’avvocato dice anche di essere consapevole che si tratta di “una frase dura, ma riassume bene il concetto contenuto nel decreto: l’articolo 22 prevede fino a 10.000 euro per ogni fase del processo penale agli agenti coinvolti in procedimenti giudiziari”. Questo anche “se condannati. Anche per reati colposi. Anche se hanno causato danni accertati”.
Se ciò fosse stato “in vigore in passato, avrebbe avuto effetti clamorosi”. “Se il caso Aldrovandi fosse accaduto oggi – precisa -, i poliziotti condannati per la sua morte avrebbero potuto accedere a rimborsi statali per le spese legali, anche con sentenza definitiva, anche dopo una condanna per danno erariale”.
“Per le famiglie delle vittime – lamenta invece Anselmo – il nulla più assoluto. Chi ha perso un figlio continua a dover pagare tutto da solo: processi, consulenze, perizie, anni di udienze”.
Ci sarebbe dunque “uno squilibrio evidente: chi fa parte dell’apparato viene protetto, chi cerca giustizia viene lasciato solo, a barcamenarsi tra i debiti fatti per poter vedere giustizia per la propria perdita”.
“Non è – afferma – una norma per la sicurezza, è una misura di parte. Un segnale preciso: chi sbaglia, se porta una divisa, ha comunque lo Stato dalla sua parte”.
“Uno Stato di diritto – conclude Anselmo – non può funzionare così. Se davvero si vuole tutelare la sicurezza, si parta dal rispetto per le vittime, non dal sollievo di chi ha commesso un abuso”.
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