di Tommaso Piacentini
Aumento del gettito fiscale ma con una differenza sostanziale: l’attenzione alla progressività. Questo è il tema principale che è emerso dall’incontro di lunedì (7 aprile), organizzato dal Partito Democratico, in cui i due consiglieri regionali Paolo Calvano e Marcella Zappaterra, insieme al gruppo consiliare dem di Ferrara, si sono rivolti alla cittadinanza per proporre una riflessione sulle manovre di bilancio della Regione e dell’amministrazione comunale.
Una discussione che è partita inevitabilmente dalla presa di coscienza del contesto geopolitico con cui anche il nostro territorio dovrà fare i conti: “Il crollo delle borse di tutto il mondo è, lo sapete, l’effetto dei dazi di Trump – ha dichiarato il consigliere Maurizio Buriani –, elemento che oggi determina incertezza sulla tenuta del sistema economico e che può essere disastroso per questa Regione che ha il più alto tasso di export”.
La stessa preoccupazione è stata rilevata anche dal consigliere Davide Nanni, che ha calato l’effetto della guerra commerciale nel contesto dei bilanci, spiegando come: “Quando si parla di bilanci, si parla di servizi al cittadino che possono essere messi a rischio da fattori esterni ed interni”.
I fattori esterni dipendono appunto dal contesto geopolitico, un contesto che è diventato “disastroso dopo i dazi” imposti dal taycoon statunitense e nei confronti del quale Nanni chiede al Governo un intervento di sostanza: “Il governo deve metterci la faccia e prendere una posizione chiara verso l’amministrazione americana in modo che si trovi una trattativa che vada a tutelare le filiere d’eccellenza del made in Italy e della nostra economia regionale – ha riferito il consigliere dem -. I dazi americani colpiranno soprattutto il settore manifatturiero del ferrarese, aggravando una situazione di crisi conclamata, come dimostrano i casi di Berco e Tollok, e, secondo le stime di Confartigianato, il 24% di export verso gli Stati Uniti sarà colpito”.
Una situazione che è ulteriormente aggravata da fattori interni: “L’ultima legge di bilancio nazionale ha tagliato fondi per 4 miliardi a Regioni e Comuni, di cui 2 miliardi e 430 milioni impattano sulla Regione e 1 miliardo e 500 milioni su comuni, province e città metropolitane” ha dichiarato Nanni, che ha poi fornito un risvolto di questi tagli nel tessuto economico locale: “In Emilia-Romagna parliamo solo per il 2025 di mezzo miliardo in meno sul bilancio regionale e di 140 milioni in meno per comuni, province e città metropolitane”.
Rispetto a un quadro di questo tipo, Nanni ha dichiarato di aver fatto pressione, insieme a tutto il gruppo consiliare, affinché l’amministrazione comunale spingesse il Governo a rivedere queste scelte penalizzanti: “Il Comune ha sempre cercato di minimizzare questo impatto, ma questo impatto c’è perché ha dovuto mettere mano alla pressione fiscale, aumentando in maniera iniqua l’addizionale Irpef”. Nanni si è riferito così al tema sollevato in commissione lo scorso 6 febbraio e oggetto di una proposta di interpellanza in merito alla decisione dell’amministrazione di aumentare allo 0,8% – valore massimo consentito ai Comuni – per tutte le fasce di reddito le quote di addizionale Irpef.
“Bologna, Ravenna e Parma” hanno apportato lo stesso intervento “ma con soglie di esenzione più ampie”, ha sottolineato Nanni, così come “la Regione Emilia-Romagna ha fatto un’operazione sull’irpef che impatta sulle fasce di reddito più alte”. Per il consigliere dem sarebbe stato più appropriato un intervento sull’Imu, dal momento che “siamo la città dove da diversi anni c’è stato un boom di affitti”, mentre ha paventato un ritorno all’aumento del debito: “Dal 2026, finito il Pnrr, tornerà ad aumentare il debito del Comune, fino ad un ritorno alla situazione del 2019: 82 milioni era il debito nel 2019, ora è a 74 milioni mentre tornerà a 82 nel 2027 se accenderanno tutti i mutui previsti nel bilancio”.
A conclusione del suo intervento, il consigliere Nanni ha voluto evidenziare le differenze di approccio tra il bilancio del Comune di Ferrara e quello delle altre amministrazioni comunali di centro-sinistra presenti in Regione: “La differenza è innanzitutto aver utilizzato maggiori entrate per prevedere dei piani di spesa a lungo termine per i servizi sociali, alla casa, il sostegno allo sviluppo economico, mentre noi continuiamo a sostenere le fondazioni d’arte” ha evidenziato il consigliere dem, che è poi passato ad analizzare una seconda differenza: “Dall’altra parte c’è una questione di metodo: mentre in Regione si aprono fasi di dialogo con le parti sociali e si accolgono gli odg delle opposizioni, noi come Partito Democratico abbiamo proposto 17 risoluzioni che sono state tutte bocciate e abbiamo trovato un muro totale ad ogni tentativo di dialogo”.
In seguito è intervenuta la consigliera regionale Zappaterra, la quale si è soffermata sulle tre conseguenze negative per la nostra Regione derivanti dalle decisioni del governo Meloni: il sottofinanziamento del sistema sanitario, con un’incidenza che cala dal 6,1% del pil del 2024 al 6% del 2025, fino al 5,9% del 2027; i tagli ai sistemi degli enti locali, che deriva da un aumento della contribuzione finanziaria pubblica che va dai 41 milioni del 2024 ai 68,5 milioni del 2025 e alla cifra record di 101 milioni nel triennio 2026-2028; infine la previsione di un decennio di “radicale definanziamento di tutte le voci di investimento” per gli enti locali e le Regioni di circa 8 miliardi. “Queste tre voci sono gli elementi di criticità che hanno fatto saltare il rapporto Stato-Regioni” ha dichiarato Zappaterra, la quale ha poi elencato i metodi adottati dall’amministrazione regionale per ‘far quadrare’ il bilancio nonostante i tagli.
Gli interventi adottati consistono in un aumento della pressione fiscale in quattro aree: l’addizionale regionale, il bollo auto, l’Irap e il ticket. Aumentare l’addizionale irpef, lo abbiamo citato, è stato un provvedimento adottato anche dall’amministrazione comunale, ma Zappaterra ha precisato: “L’addizionale regionale è ferma da 20 anni; stavolta ci mettiamo mano ma tenendo conto dell’equità, prevedendo una soglia di esenzione per le fasce di reddito più basse”.
Una differenza che è stata sottolineata anche dal consigliere Calvano: “Il Comune di Ferrara si è disinteressato alla progressività delle imposte. Quando l’amministrazione comunale dice di prendersela con la Regione, rispondo che gli enti territoriali sono messi in queste condizioni perché c’è un Governo che sta scaricando sui livelli territoriali il peso delle proprie manovre”.
“Il dato di fatto – ha proseguito Calvano – è che anche il Comune di Ferrara, che è un governo di destra, certifica il fatto che l’atteggiamento da parte del governo è finalizzato a fare una manovra nazionale che scarica i propri costi tutti sui livelli locali”.
Questa quindi l’estrema sintesi dell’incontro avvenuto in casa dem che ha gettato il discrimine tra le due amministrazioni conviventi nello stesso territorio: a fronte di un eguale aumento delle tasse, l’attenzione verso la tutela dei redditi più bassi è diametralmente opposta.
articolo modificato alle 12.55 del 9 aprile 2025
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com