di Domenico Bedin*
Sono alla ricerca di segni di speranza in questo momento di buio pesto.
È sabato pomeriggio. Alle 16 il fischio d’inizio della partita degli Juniores dell’ Ugo Costa che ospita il Masi Torello. Scendono in campo le squadre e riconosco otto ragazzi profughi divisi quattro per maglia. Quattro sono ancora miei ospiti e gli altri lo sono stati. Ormai sono passati due anni dal loro arrivo da Lampedusa. Erano minorenni.
Sono tra i migliori in campo, sono rispettati e rispettano tutti. Hanno uno slancio fisico e una abilità invidiabile. rendono bella la partita. Sul piccolo spalto attorno al campo in fondo a Viale Krasnodar, arrivano altri ragazzi profughi, i loro amici che hanno condiviso la traversata e il ‘game’, come lo chiamano loro. Vanno a scuola e alcuni lavorano. Ora assistono allegri al gioco dei loro amici.
Non sanno e non so per chi fare il tifo, così applaudiamo ad ogni bella azione e ci preoccupiamo per ogni incidente di gioco. Tiago, il nome d’arte di un ragazzo gambiano, tiene il centrocampo del Masi Torello e Yves, col numero 5, svetta di testa su tutti, Abraham sguscia veloce sulla fascia destra, ha uno scatto felino.
Dall’altra parte, nell’ Ugo Costa, Yaya è abilissimo in area, sembra danzare leggero tra gli avversari e l’ 11 sulla sinistra semina gli avversari. La partita sembra vinta dal Masi che segna due reti…ma nel secondo tempo c’è la rimonta del Costa. Termina con un pareggio. In tribuna si ride e si scherza.
Ho i tifosi-profughi attorno a me e ci facciamo foto da inviare alle famiglie e agli educatori che li hanno conosciuti e stimati. Mi sento finalmente bene in questo pomeriggio di sole. Anche le guerre, i dazi e le angherie dei ricchi del mondo e dei loro tirapiedi mi sembrano svanite. Intanto all’Ipercoop un gruppo di altri ragazzi ospiti dell’Associazione stanno raccogliendo generi alimentari per solidarietà agli operai della Berco. C’è speranza.
*Presidente associazione Viale K
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