Politica
7 Aprile 2025
All’incontro de “La città che vogliamo”, Scalia e Ciuffoletti denunciano una politica penale che ignora le cause profonde della devianza

Ddl Sicurezza e carceri. “Se la società è violenta, i giovani non possono essere da meno”

di Redazione | 3 min

Leggi anche

Tra palco e realtà: la vittoria del No a Ferrara

Intervento di Possibile Ferrara e Alleanza Verdi Sinistra Ferrara che spazia dalla vittoria del No al referendum fino al palco in piazza Trento Trieste e all'arrivo del presiedete della Regione de Pascale

di Elena Coatti

Il recente passaggio del Ddl Sicurezza a decreto legge apre scenari allarmanti sulla gestione delle carceri e delle fasce più vulnerabili della popolazione in Italia. L’incontro organizzato da “La città che vogliamo” sull’ossessione securitaria italiana cade a pennello. A parlare di ‘regime di massima sicurezza’ sono intervenuti Vincenzo Scalia, sociologo della devianza e docente Unifi, e Sofia Ciuffoletti, direttrice de l’Altro Diritto.

Scalia non ha esitato ad evidenziare come questa scelta governativa rappresenti l’ennesima fuga dal confronto parlamentare e dalla società civile. “Il carcere torna al centro del dibattito, non come strumento di rieducazione, ma come apparato di controllo e repressione, sempre più selettivo e ideologico”, ha commentato.

Uno degli aspetti più inquietanti messi in luce dal sociologo è la crescente criminalizzazione delle nuove generazioni. I giovani, soprattutto quelli delle periferie, diventano il nuovo bersaglio di un discorso pubblico che li rappresenta come “classe pericolosa”, sospinta da una narrazione mediatica “priva di fondamento empirico”. È il caso delle cosiddette ‘baby gang’, “spesso dipinte come cellule di sofisticate trame criminali, ma in realtà costituite da adolescenti marginalizzati che vivono in contesti privi di supporto educativo e sociale”.

La risposta? Un impianto penale che privilegia l’inasprimento delle pene e la costruzione di nuove carceri minorili, mentre quelle già esistenti patiscono il sovraffollamento. Secondo Scalia, il carcere italiano ha ormai abbandonato qualsiasi vocazione rieducativa. I numeri parlano chiaro: 28 suicidi nei primi mesi del 2025, oltre il 30% dei detenuti affetti da dipendenze e il 25% con gravi patologie. “Ma non si tratta di un’anomalia del sistema, esso stesso ha costruito questa marginalità come pretesto per rafforzare la propria legittimità. Si penalizzano i poveri, i migranti, i tossicodipendenti: la produzione della devianza, come l’ha definita Massimo Pavarini, è ormai scientificamente provata”.

“La crescente povertà, la disuguaglianza educativa e l’abbandono dei giovani nelle periferie si traducono in una repressione preventiva che mira a contenere, piuttosto che risolvere – continua Scalia –. Se i giovani sono violenti, è perché la società è violenta”.

È poi intervenuta Ciuffoletti rispetto al decreto Caivano e alla detenzione minorile, mettendo in luce che “l’introduzione di misure amministrative come l’ammonimento del questore, o il daspo minorile, oltre a rappresentare un grave vulnus al principio di legalità, segna una deriva securitaria in netto contrasto con lo spirito del nostro codice di procedura penale minorile”. E prosegue: “Ciò che dovrebbe costituire un’occasione di presa in carico educativa si trasforma in un atto di controllo, affidato per di più a soggetti (come le forze dell’ordine) che non hanno ricevuto alcuna formazione specifica in ambito minorile”.

Ancora più grave è ciò che ha generato il decreto Caivano, secondo Ciuffoletti, perché “non solo ha inciso sull’inasprimento delle pene per reati legati agli stupefacenti ampliando il ricorso alla custodia cautelare, ma ha anche contribuito in maniera decisiva al sovraffollamento degli Istituti penali per minorenni.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com