Attualità
3 Aprile 2025
Un centinaio di persone portate in piazza Trento Trieste dal collettivo Ferrara Transfemminista per commemorare le due giovani donne vittime di violenza di genere

Femminicidi. In piazza per Sara e Ilaria: “Ci vogliamo vive”

di Redazione | 2 min

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In neanche quattro ore dall’annuncio sui canali social, il collettivo Ferrara Transfemminista è riuscito a raccogliere un centinaio di persone in piazza Trento Trieste per ricordare Sara Campanella e Ilaria Sula. Due nomi che hanno riempito le pagine di cronaca di mercoledì 2 aprile. Sara, ventiduenne di Messina, colpita alla gola. Ilaria, ventiduenne di Terni, uccisa e trovata morta in una valigia. 

Altri due femminicidi consumatisi nel giro di pochi giorni che allungano la lista delle donne uccise per mano di uomini violenti, che sale così a quota 23. Una cifra che risuona come una condanna, una statistica che nasconde storie, sogni e vite spezzate.

È un’emergenza e dobbiamo combatterla”, fanno sapere le attiviste spiegando il motivo per cui hanno mobilitato la cittadinanza. “Ci sembrava giusto ricordare Sara e Ilaria, fare del rumore per loro. Pretendiamo giustizia, educazione sessuale e affettiva nelle scuole, che il genere maschile si assuma le proprie responsabilità di tutte queste violenze e che la politica faccia qualcosa”. La violenza di genere non è un destino inevitabile, dunque, ma un problema strutturale che deve essere affrontato con urgenza, senza aspettare la prossima vittima.

“Ci state uccidendo una ad una e non state facendo nulla. Continuate a raccontarci questa violenza come gesti d’ira, raptus, troppo amore o amore tormentato. Quando sapete che in fondo c’è una matrice patriarcale, intessuta nella nostra società. Non state facendo nulla e ci guardate morire, come se non riguardasse anche voi”, dice una ragazza al megafono. L’accusa è rivolta anche a chi si gira dall’altra parte di fronte a un comportamento misogino, senza condannarlo apertamente.

E se domani capitasse a me? A una mia amica? O a mia sorella?”, chiede un’altra ragazza in lacrime. Domande come macigni che restano sospese in aria, ma che trovano risposta negli sguardi di solidarietà di qualche donna che, seppur di corsa, si ferma qualche istante per commemorare Sara e Ilaria. 

Un silenzio carico di dolore e rabbia avvolge la piazza. Le manifestanti intonano “Bella ciao contro il femminicidio”. Accendono le candele e si dispongono in cerchio, prima di fare rumore agitando il mazzo di chiavi, simbolo della violenza patriarcale. Lo striscione, poi appeso sul cancello del castello, lo grida forte e chiaro: “Ci vogliamo viv3”.

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