I lavori di ampliamento per la costruzione del nuovo padiglione nel carcere di via Arginone non toglieranno spazio alle attività all’aperto dei detenuti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto all’interrogazione di Ilaria Cucchi di Alleanza Verdi Sinistra Italiana depositata in parlamento lo scorso febbraio.
Presso il carcere di Ferrara è prevista infatti, nell’ambito degli interventi Pnrr, la realizzazione di un nuovo padiglione da 80 posti, “il cui modello edilizio – precisa Nordio – è stato concepito e sviluppato sulla base dei più moderni criteri europei di edilizia penitenziaria e prevedendo soluzioni innovative rispetto ai canoni tradizionali di settore”.
Il ministro spiega che il nuovo padiglione è pensato come “architettura per la riabilitazione sociale”, ovvero come “modello di sviluppo architettonico che, attraverso una diversa concezione e articolazione degli spazi e degli ambienti – collocati in un contesto più vicino all’immagine di un quartiere che a quello di un carcere – possa favorire il passaggio ad un trattamento penitenziario con un’attitudine ‘responsabilizzante’, mirata alla riabilitazione alla vita civile”.
Proprio in virtù di queste caratteristiche, è stato anche definito padiglione “ad alta vocazione trattamentale”. Tutte le aree previste, interne ed esterne (circa 2.300 mq complessivi) al piano terra della struttura, sono “destinate ad attività trattamentali per gli ospiti, tra cui anche la coltivazione di prodotti agricoli nelle zone all’aperto (orti, serre, etc.)”.
Nordio segnala poi che la capacità detentiva del nuovo padiglione – originariamente concepito per poter ospitare 120 detenuti – è stata poi ridotta, a parità di superfici e volumi occupati, a 80 detenuti, “proprio al fine di conferire alla struttura una maggiore vocazione trattamentale e attesa la necessità di dover comunque contemperare l’esigenza di dare risposte immediate ed efficaci alla problematica del sovraffollamento con la necessità di creare nuovi posti detentivi nel più breve termine consentito e senza pregiudizio per gli ambienti e gli spazi destinati alle attività trattamentali”.
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