68 le domande presentate in poche settimane da ragazze e ragazzi under 35 sul Bando della Camera di commercio, con investimenti che sfiorano i 700.000 euro. Una partecipazione importante, dunque, che dimostra la volontà dei giovani ferraresi e ravennati di non mollare ma, anzi, di rinnovarsi, di introdurre tecnologie nuove, di investire per sostenere la propria presenza sul mercato. Parcelle notarili e costi relativi alla costituzione d’impresa, redazione del progetto d’impresa, analisi di mercato ed implementazione del sito Internet aziendale le voci più gettonate, ma altrettanta attenzione è stata rivolta anche a progetti di consulenza specialistica nelle aree del marketing, della logistica, della produzione, del personale e della contrattualistica.
L’iniziativa, rivolta a tutti i settori dell’economia, fa parte di un più ampio progetto di sostegno all’imprenditorialità giovanile che prevede un “pacchetto” di azioni nel campo della formazione, del credito, della innovazione e della internazionalizzazione. Non manca, inoltre, un lavoro di analisi e di sperimentazione per attività di spin-off, così come l’ulteriore valorizzazione dei punti di assistenza distribuiti sul territorio presso le associazioni di categoria per ottenere informazioni e test di auto-valutazione, accessibili comunque anche via internet.
“Vogliamo essere, da una parte, acceleratori e promotori di nuova imprenditorialità, dall’altra, strumento per la creazione di nuovi percorsi di collaborazione e forme di dialogo tra imprese e giovani generazioni”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che ha aggiunto: “La creatività, l’entusiasmo, l’esplorazione del futuro proprio delle giovani generazioni sono una ricchezza che alimenta l’intero sistema economico”.
L’indagine della Camera di commercio
Ogni anno, per un intero decennio, Ferrara e Ravenna hanno “perso” in media 72 imprese la prima e 67 imprese la seconda, guidate da under 35. È questo il bilancio che, tra il 2014 e il 2024, ha visto sparire, tra chiusure e superamento della soglia di età degli amministratori, per provincia circa 700 attività guidate da under 35, portando il numero complessivo delle imprese giovanili dalle 3120 (Ferrara) e 3085 (Ravenna) alle 2396 (Ferrara) e 2409 (Ravenna). Inoltre, per il territorio ferrarese, i servizi alle imprese registrano una crescita media annua del 2,4% con 50 imprese giovanili in più nel decennio, così come sono cresciute le attività di ICT. Soffrono commercio (-285 unità in dieci anni, pari al -39,8%) e costruzioni, con una contrazione più contenuta in valore assoluto (-235), ma più marcata in termini relativi (-40,5%). Calo, che ha colpito anche il mondo artigiano che, nel decennio, ha perso oltre 242 imprese giovanili (-25,4%, in Italia la contrazione è stata del -28,1%), mentre l’imprenditoria femminile under 35 ha visto una contrazione di 206 unità (-23,0%) e le imprese guidate da giovani stranieri sono diminuite di 126 unità (-17,0%).
Dopo il comune capoluogo, le località con il maggior numero assoluto di imprese under 35, sono Cento e Goro con circa 250 imprese ciascuna, ma con contrazioni nel decennio molto diverse: più contenuta per Goro, dove la presenza relativa sale al 19,5% e le attività sono concentrate soprattutto nell’acquacoltura, e più pesante a Cento (-15,4%). Tutti comuni, fatta eccezione per Voghiera, hanno registrato contrazioni di intensità variabile, con una presenza di imprese giovanili che passa dal minimo di Ostellato con il 4,5% al massimo di Goro. Solo in tre comuni, Argenta Vigarano Mainarda e Voghiera in dieci anni è aumentato il peso dell’imprenditoria giovanile di qualche decimale.
“Qualificazione professionale e formazione – ha concluso il presidente della Camera di commercio – sono fattori chiave su cui calibrare l’adozione di ‘politiche attive’ del lavoro volte a facilitare l’ingresso dei giovani in ogni forma e struttura imprenditoriale, con particolare riguardo al segmento della piccola e media impresa, modello produttivo di prossimità in grado di generare fenomeni positivi, capace di fungere da catalizzatore, di generare sviluppo locale in territori gravati da abbandono e spopolamento”.
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