Nessuna responsabilità per il medico e l’infermiera dell’ospedale Sant’Anna di Cona, finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Francesco Catozzi, l’85enne che perse tragicamente la vita il 4 novembre 2022, stroncato da un arresto cardiocircolatorio improvviso, mentre stava consumando il pranzo durante il ricovero ospedaliero.
A deciderlo, pronunciando una doppia sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, è stato il gup Danilo Russo al termine del processo con rito abbreviato celebrato ieri (giovedì 20 marzo) in tribunale a Ferrara.
Secondo quelle che erano le accuse iniziali, a seguito di difficoltà respiratorie, l’85enne paziente cardiopatico entrò in ospedale dal pronto soccorso e venne ricoverato nel reparto di Pneumologia. Lì, durante la sua degenza, venne visitato da specialisti tra cui cardiologo e nefrologo e, a fronte di un quadro clinico in netto miglioramento, decisero di mandarlo a casa.
Purtroppo per lui però, il giorno prima delle dimissioni, dopo essere stato autorizzato a mangiare in maniera autonoma, morì stroncato da un arresto cardiocircolatorio improvviso mentre stava consumando il pasto. Da qui, anche – e soprattutto – alla luce di una cartella clinica in cui era stata riportata la presenza di cibo nelle vie aeree, i familiari avevano presentato un esposto alla Procura per capire se il malore fu innescato dal soffocamento durante l’ingestione del pranzo oppure se, al contrario, fu l’arresto cardiaco iniziale a innescare il soffocamento.
Il sostituto procuratore Andrea Maggioni aveva aperto un fascicolo di indagine a carico di circa venti persone tra medici, infermieri e Oss, che avevano curato e svolto consulenze sulle condizioni dell’anziano, ma poi aveva ristretto il cerchio a due professionisti, vale a dire il medico che autorizzò il pasto (difeso dall’avvocato Marco Linguerri e dall’avvocato Silvia Fasolin) e l’infermiera (difesa dall’avvocato Michele Ciaccia) che – stando alle contestazioni iniziali – non aveva assistito l’85enne mentre mangiava, mandandoli entrambi a processo.
Parte civile nel procedimento erano i famigliari della vittima. “Siamo veramente addolorati per quello che è successo – afferma Milena Catozzi, la figlia della vittima – perché, secondo noi, ci sono state gravi negligenze. Non si può morire in ospedale così. Mio padre è stato lasciato affogare senza che nessuno gli fornisse assistenza. Era una persona fragile e debole, che precedentemente aveva avuto un tracollo. È morto dopo essere rimasto da solo per più di dieci minuti. Io sono un avvocato e mi batterò per questi eventi. I bambini e gli anziani sono i più fragili e, come tali, vanno tutelati. Attendiamo di leggere le motivazioni e poi decideremo se fare appello alla sentenza”.
Soddisfatti invece per l’esito processuale gli avvocati difensori Marco Linguerri, Silvia Fasolin e Michele Ciaccia: “In vicende di questo genere non si può mai gioire fino in fondo per il risultato ottenuto perché riteniamo sia giusto debba sempre prevalere il rispetto per le sofferenze che vi hanno fatto da sfondo. Certamente, però, l’assoluzione piena, emessa oggi dal gup di Ferrara è il miglior riconoscimento processuale che i nostri assistiti potessero ottenere quale riconoscimento del loro corretto operato. Detto ciò, questo provvedimento, sancisce quello che noi e i nostri assistiti, fin dall’inizio, abbiamo sempre sostenuto e, di ciò, non possiamo che essere estremamente soddisfatti”.
Le motivazioni della sentenza sono attese entro novanta giorni.
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