Economia e Lavoro
19 Marzo 2025
Nel frattempo è partito per la Germania Massimo Musaci (rsu Fiom) che proverà a sollecitare i vertici durante un incontro al Comitato aziendale europeo

Lettera aperta a Thyssen. I sindacati chiedono un incontro

di Redazione | 3 min

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Un confronto diretto con i vertici di ThyssenKrupp. Lo chiedono Fiom, Fim e Uilm con una lettera aperta ai vertici dell’azienda proprietaria di Berco dopo “lunghi mesi di trattative” durante i quali sono stati chiesti “diversi chiarimenti” a cui il management italiano non avrebbe risposto. Chiarimenti ritenuti utili “poter compiere una puntuale analisi e per poter affrontare e risolvere la vertenza Berco nell’interesse dei lavoratori e dell’azienda”. Oltre alla lettera, proprio ieri (18 marzo), è partito per la Germania Massimo Musaci (rsu Fiom) per incontrare al Cae (Comitato aziendale europeo) i vertici di ThyssenKrupp e provare a ottenere un incontro con le organizzazioni sindacali.

I sindacati espongono anche alla casa madre le problematiche che da diverso tempo denunciano e in particolare la mancanza di proposte alternative per superare la crisi. “L’unica soluzione che il management italiano di Berco ha proposto – scrivono -, è quella di licenziare (per il momento) 400 lavoratori e ridurre a tutti il salario. È noto che i salari in Italia sono già i più bassi d’Europa, nonostante la contrattazione collettiva nazionale, figuriamoci come peggiorerebbero le condizioni delle famiglie che potrebbero essere colpite da un ulteriore drastico taglio”.

“Ebbene – proseguono -, per poter chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori, nel caso in cui fossero necessari per mantenere il proprio posto di lavoro, sarebbe utile che il management spiegasse in trasparenza quello che è accaduto in Berco negli ultimi due anni, e individuasse le responsabilità di un crollo commerciale e produttivo così drammatico, soprattutto per non correre il rischio che possano ripetersi errori di gestione degli stabilimenti”.

“Perché – domandano – i volumi e ricavi si sono dimezzati rispetto al 2022? Quale sarà il nuovo assetto produttivo del sito di Copparo e Castelfranco Veneto? Quali sono le iniziative che Berco intende assumere in futuro per il sito di Castelfranco Veneto? È possibile avere il dettaglio degli investimenti complessivi dichiarati per singole aree aziendali/attività/impianti?”

Quelle appena trascritte sono solo le prime quattro domande di un elenco che arriva a richiedere fino a 14 precisazioni. Chiedono quali “risorse aggiuntive” potrebbe mettere in campo l’azienda al netto dei risparmi sui licenziamenti e se “possibile avere il dettaglio delle singole posizioni dei lavoratori che hanno aderito all’esodo incentivato per identificare le posizioni lavorative scoperte e per determinare la nuova mappatura delle professionalità esistenti”.

Chiedono quindi quali attività si vorrebbero esternalizzare e “come potranno essere realizzate e supportate le annunciate iniziative per riconquistare quote di mercato” e se “possibile avere una previsione di conto economico per il prossimo triennio?”

“Perché Berco – aggiungono – ha smesso di utilizzare gli ammortizzatori sociali, messi a disposizione dal governo italiano per la salvaguardia occupazionale, provocando, di fatto, l’interruzione della produzione, arrecando ulteriori danni economici al bilancio di Berco, mettendo in pericolo le commesse con il rischio del pagamento di penali per mancata consegna e ritardando il rilancio dell’azienda? Perché il management italiano ha ritenuto di non presentarsi all’incontro istituzionale – ministeriale del 13 febbraio scorso sottraendosi al confronto con un ministro della Repubblica Italiana? Era necessario che il management italiano adottasse comportamenti provocatori ed offensivi nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori durante le legittime iniziative di protesta contro i licenziamenti?”

“Ci chiediamo – concludono le domande -come sia possibile, da parte del management, dichiarare che gli esuberi saranno colmati da macchine innovative prima ancora della messa in prova ed installazione delle stesse. Progetto che sembra minare la tenuta dell’azienda stessa”.

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