Cronaca
12 Marzo 2025
Un 44enne è stato condannato a quattro anni e quattro mesi per due episodi risalenti all'ottobre 2020. Il primo era avvenuto al pronto soccorso dell'ospedale di Cona, il secondo nel carcere di via Arginone

Insulti e botte a tre poliziotti penitenziari. Pugno duro del giudice

di Davide Soattin | 3 min

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Prima aveva offeso un agente della polizia penitenziaria che lo aveva accompagnato in ospedale, poi – due giorni più tardi – ne aveva fisicamente aggrediti altri due in carcere, causando la frattura del perone di uno di loro che era intervenuto per salvarlo da un tentativo di suicidio.

Protagonista della vicenda è un uomo italiano di 44 anni, all’epoca dei fatti detenuto in via Arginone, condannato ieri (martedì 11 marzo) a quattro anni e quattro mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, oltre che per lesioni personali aggravate relativamente a due episodi.

Il primo fatto risale al 1° ottobre 2020, quando il 44enne – che aveva da tempo chiesto il trasferimento in un altro carcere – aveva insultato pesantemente, davanti ad altre persone, l’agente della polizia penitenziaria che lo aveva portato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, dandogli del “cane da pecora” e dicendogli “porti questa divisa, ma non servi“. Poi, non contento, aveva rincarato la dose, promettendogli che “tanto prima o poi esco fuori e ti faccio vedere io“.

Due giorni più tardi invece, il 3 ottobre 2020, aveva usato violenza e minacce nei confronti di un ispettore capo e di un assistente capo della polizia penitenziaria che erano intervenuti nella sua cella, dopo averlo visto annodare un lenzuolo alle sbarre della finestra, verosimilmente per tentare il suicidio. Il primo era stato picchiato con uno schiaffo al volto, preso e stretto per il collo e poi spintonato a terra, dove c’era finito anche il secondo, dopo essere stato spintonato.

Una volta bloccato a terra dall’assistente capo, il 44enne aveva poi rivolto a quest’ultimo frasi intimidatorie come “guardami in faccia, io tra tre anni esco, ti vengo a cercare e ti uccido”. Peggio andò all’ispettore capo che, durante la colluttazione, finì per terra schiacciato dal collega e dallo stesso detenuto, riportando – nell’impatto – la frattura di tibia e perone che, all’ospedale di Cona, i sanitari che lo visitarono e lo curarono, giudicarono guaribile con novanta giorni di prognosi.

Ieri (martedì 11 marzo) la Procura ha chiesto per lui dieci mesi di pena, ma il giudice Marco Peraro del tribunale di Ferrara ha optato per il pugno duro, infliggendogli quattro anni e quattro mesi, oltre che la condanna a risarcire i poliziotti che si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Alessandro D’Agostino: quello che riportò le lesioni col versamento di 10mila euro, mentre per gli altri due col pagamento di 1.000 euro ciascuno. Le motivazioni della sentenza sono attese entro 60 giorni.

“È una sentenza che riteniamo giusta perché va a tutelare chi indossa un divisa, soprattutto quella della polizia penitenziaria, a fronte dei rischi quotidiani che corre. Questa decisione è anche un monito per la sicurezza delle forze dell’ordine, che oggigiorno non vengono adeguatamente protette dall’ondata di violenze nei loro confronti” commenta l’avvocato D’Agostino, dopo la lettura del dispositivo di primo grado.

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