Attualità
9 Marzo 2025
Flash mob per i volontari dell’associazione che sono scesi in piazza Cattedrale per promuovere la campagna "R1PUD1A"

L’8 marzo di Emergency, “le donne pagano il prezzo più alto”

di Redazione | 2 min

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Il corpo delle donne è un campo di battaglia: conflitti e violenza di genere sono più interconnessi di quel che si pensa. Lo ha ribadito il gruppo Emergency di Ferrara con un flash mob in piazza Cattedrale, proprio nella Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne.

E lo fa in un momento storico molto delicato a livello internazionale, nel quale è doveroso ricordare che l’Italia ripudia la guerra sia come strumento di offesa che come mezzo di risoluzione di controversie. Tutto ciò è sancito dall’articolo 11 della Carta Costituzionale, protagonista della campagna contro la guerra promossa da Emergency, “R1PUD1A”.

I volontari dell’associazione, muniti di fischietto e cartelloni, hanno così rotto il silenzio denunciando le nefandezze dei conflitti e quello che ne consegue per le donne. “Nel 2023 le Nazioni Unite hanno registrato un incremento del 50% dei casi di violenza sessuale correlata ai conflitti rispetto all’anno precedente – dichiara una volontaria al microfono -. Questi dati evidenziano l’uso persistente della violenza sessuale come arma di guerra“.

“Le donne sono in primo piano nel subire gli orrori della guerra – afferma Antonella Strammiello, coordinatrice del gruppo Emergency di Ferrara -, non solo da un punto di vista di civili che vengono attaccati. Alle donne vengono negati i diritti più basilari e l’8 marzo è la giornata giusta per urlare in tutti i modi che noi ripudiamo la guerra“.

Tra i cartelloni esposti dai volontari emergono, infatti, dati allarmanti: l’80% dei 100 milioni di sfollati nel mondo sono donne e bambini e il 50% della popolazione rifugiata globale è costituita da donne. Non solo, perché secondo l’Onu il 70% delle donne in alcuni campi profughi ha subito sfruttamento sessuale per ottenere beni di prima necessità.

E se non sono vittime dirette della guerra, la partecipazione delle donne agli accordi di pace è ancora molto bassa rispetto ai colleghi uomini. “Dal 1992 al 2019 le donne hanno rappresentato solo il 13% dei negoziatori, il 6% dei mediatori e il 6% dei firmatari nei principali processi di pace”, spiega un volontario. Tuttavia, i dati riportano che “la partecipazione delle donne agli accordi di pace aumenta del 35% la probabilità che durino per almeno 15 anni”.

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