È una situazione incandescente per l’ordine e per la sicurezza, quella che denuncia il Sinappe, il Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria, all’interno del carcere di via Arginone, dove – negli ultimi giorni – si sarebbero registrate una serie di aggressioni al personale della polizia penitenziaria.
La prima, stando ai racconti del sindacato, sarebbe avvenuta nella mattinata di venerdì 28 febbraio, quando un detenuto di origini magrebine si sarebbe reso protagonista di una violenta aggressione ai danni di un’agente addetto allo smistamento delle attività comuni, durante l’incontro settimanale dei detenuti di religione islamica nella moschea del carcere. L’uomo – sottolinea il Sinappe – avrebbe approfittato del supporto di altri detenuti e, solamente grazie all’intervento tempestivo del comandante di reparto e del nuovo direttore dell’istituto, insieme al resto del personale in servizio, è stato ripristinato l’ordine.
La seconda aggressione è datata giovedì 6 marzo. In quella circostanza, un detenuto di origini africane – “con l’assurda pretesa di una maggiore dose di farmaco prescritto dal medico” scrive il sindacato – avrebbe distrutto un computer e una stampante nell’infermeria e, successivamente, una volta riaccompagnato nel proprio reparto, avrebbe preso a pugni il volto dell’agente responsabile del controllo, “solo per scaricare – si legge nella nota stampa del Sinappe – il proprio nervosismo”.
Nello stesso pomeriggio poi un altro agente sarebbe stato spintonato a terra sempre da un detenuto di origini magrebine, che lo avrebbe accusato “di non essere all’altezza delle sue mansioni” afferma il Sinappe.
Infine, il giorno successivo, venerdì 7 marzo, durante lo smistamento delle attività pomeridiane, un altro detenuto di origini magrebine si sarebbe reso responsabile di un’altra aggressione. Prima avrebbe distrutto un cancello di sbarramento e poi avrebbe preso a pugni l’agente di polizia penitenziaria che era intervenuto per riportarlo alla calma.
“Mai come in questo periodo – scrive il sindacato – si registra la necessità di un intervento da parte delle autorità competenti e una draconiana riorganizzazione interna, attraverso un congruo innesto di personale, atto a sanare una grave carenza organica, e la fornitura di strumenti idonei a contrastare le intemperanze di quella parte di popolazione detenuta sempre più violenta, anche a tutela del resto dei detenuti, la stragrande maggioranza, che ha tutto il diritto di scontare la propria pena in maniera serena e produttiva per il futuro.
Il Sinappe conclude la propria nota, dicendosi pronto a chiedere interventi per avere maggiore sicurezza: “Quella descritta è una preoccupante situazione da affrontare, dovuta in parte anche all’eccessivo sovraffollamento detentivo registrato, confidando nelle ottime doti della nuova autorità dirigente e nel sostegno da parte dell’amministrazione penitenziaria. Siamo pronti, a ogni livello, a far valere il diritto dei lavoratori alla sicurezza e al benessere sul posto di lavoro e chiede, da subito, immediati interventi”.
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