Terre del Reno. Il pm Stefano Longhi ha chiesto la condanna a due anni per i tre imputati a processo per una presunta tentata truffa e falso in concorso sui fondi della ricostruzione post-sisma, con la Regione che si è costituita parte civile e rivuole indietro non meno di 200mila euro.
Imputati sono il legale rappresentate della società agricola a cui appartiene il complesso immobiliare ricostruito, il direttore dei lavori e il costruttore, che è accusato anche di aver falsamente dichiarato di non essersi avvalso di lavoro in subappalto.
Le contestazioni seguono un accertamento da parte di Invitalia, i cui tecnici verificarono, nel luglio 2018, che i lavori dichiarati sulla carta per ottenere, tra 2015 e 2018, il pagamento di oltre 440mila euro dalla struttura commissariale, nella realtà non erano tali, essendone stati eseguiti solo il 30% circa. La stessa struttura, a febbraio 2019, procedette alla revoca dei pagamenti non ancora incassati.
In sede di discussioni le difese hanno chiesto l’assoluzione per i rispettivi assistiti. In particolare gli avvocati Simone Bianchi e Giuliano Onorati, che difendono il committente, hanno contestato la linea accusatoria sui tempi di esecuzione dei lavori, che in realtà a detta della difesa sarebbero stati rispettati (“è stato ignorato il certificato di collaudo”) e sulle verifiche effettuate “de visu” dalla regione, “senza attendere la produzione di un elaborato grafico”.
La sentenza del giudice Giovanni Solinas è attesa per il 14 marzo.
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