Politica
28 Febbraio 2025
Alla mobilitazione hanno aderito tutti i magistrati. Il giudice Marco Peraro: "Il timore è che, una volta separato dal giudice, il pm possa essere sottoposto a un controllo politico del suo agire"

Sciopero magistrati. A Ferrara l’adesione è stata totale

di Davide Soattin | 2 min

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A Ferrara ieri (giovedì 27 febbraio) adesione totale alla giornata di sciopero nazionale che è stata indetta dall’Associazione Nazionale Magistrati per poter protestare contro il disegno di legge per la riforma della giustizia voluta dal governo di Giorgia Meloni.

Tutti i ventisette magistrati – tra giudici e pubblici ministeri – in servizio nel tribunale di via Borgo dei Leoni, infatti, hanno incrociato le braccia.

A fornire i dati dell’adesione è il giudice Marco Peraro: “Riteniamo che la riforma della giustizia sia negativa per la giustizia italiana e per tutti i cittadini. Noi riconosciamo al parlamento la libertà di legiferare, ci mancherebbe, ma come cittadini riteniamo di dover esercitare il diritto di critica per una riforma che non risolverà i problemi della giustizia. Anzi, li peggiorerà. La separazione delle carriere non ci trova assolutamente d’accordo, anche perché la parità delle parti è già assicurata dalla nostra Costituzione”.

“Il fatto che giudici e pm – prosegue il giudice Peraro – condividano la stessa carriera non fa venire meno l’imparzialità dei giudici come dimostrano gli esiti giudiziari. Il timore è che, una volta separato dal giudice, il pm possa essere sottoposto a un controllo politico del suo agire. Lo diciamo tenuto conto anche di certi comportamenti della maggioranza di governo, che appaiono poco rispettosi di quello che viene riconosciuto come principio di indipendenza della magistratura”.

Critica anche la pm Sveva Insalata: “La nostra non è una reazione corporativa, ma è una reazione a difesa delle garanzie dei cittadini. Quando si va a toccare l’indipendenza della magistratura, inevitabilmente si finisce per avere riflessi sulle garanzie dei cittadini che sono parte dei processi nei nostri tribunali”.

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