Davanti al collegio del tribunale di Ferrara, li ha voluti definire “lavoratori invisibili” perché da ottobre a dicembre 2017, mentre provava a intercettarli per fornire loro supporto sindacale nel tentativo di capire cosa stesse succedendo, “era complicato anche solamente vederli oppure poterli incontrare“.
A parlare così degli operai di nazionalità straniera che, secondo la Procura di Ferrara, sarebbero stati sfruttati durante le operazioni di bonifica dal focolaio di aviaria scoppiato all’Eurovo di Codigoro, è Dario Alba, segretario provinciale della Flai-Cgil di Ferrara.
“Il pulmino li portava al lavoro, svolgevano la loro attività, risalivano sul pulmino e poi se ne andavano” ha raccontato il sindacalista sentito ieri (mercoledì 26 febbraio) in aula come parte civile, spiegando infatti che la denuncia di quanto stava accadendo non arrivò dai diretti interessati.
“Ce lo raccontarono – ha ricordato Alba – alcuni lavoratori stagionali di Eurovo che si erano offerti volontari per pulire e bonificare il sito e che si rifiutarono di andare a lavorare perché le condizioni igieniche non erano ottimali, così come non era rispettate le garanzie di sicurezza”.
In aula è stato sentito come testimone anche un dirigente dell’ufficio legale di Ausl Ferrara, chiamato a riferire su una delle accuse che la Procura di Ferrara muove nei confronti della Cooperativa Agricola del Bidente, vale a dire quella di aver subappaltato i lavori (che si era regolarmente aggiudicata) alle Coop Agritalia, Veneto Service e Work Alliance senza però aver chiesto e ottenuto alcun tipo di autorizzazione da parte dell’Ausl, come previsto dalla legge.
“Pensavamo che tutto si stesse svolgendo regolarmente per mano della Cooperativa Agricola del Bidente” ha spiegato il tecnico. “Poi però dopo l’intervento nei nostri uffici della Guardia di Finanza, dell’Ispettorato del Lavoro e di Inail che ci informarono, decidemmo di inviare anche noi una serie di comunicazioni all’Intercent-Er (centrale d’acquisto per le pubbliche amministrazione) e alla stessa cooperativa per verificare se fosse vero che ci fosse un problema di subappalto anche perché fino a quel momento non avevamo alcuna evidenza. E a marzo 2018, la stessa Intercent-Er ci disse di non aver ricevuto nessun tipo di richiesta di subappalto. Da lì poi, ad aprile di quell’anno, partì la nostra segnalazione”.
L’inchiesta – lo ricordiamo – prese le mosse dall’incidente avvenuto lungo l’autostrada A13, nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2017, quando un furgone su cui viaggiavano dodici cittadini di nazionalità straniera, di ritorno dall’impianto Eurovo di Codigoro, si ribaltò. Nello schianto perse la vita il 62enne marocchino Lahmar El Hassan, autista del veicolo, residente in provincia di Verona. Da lì, l’avvio delle indagini della Procura di Ferrara fino alla scoperta di un presunto caso di caporalato nel Basso Ferrarese.
Per i fatti che vengono contestati dagli uffici di via Mentessi sono oggi a processo i legali rappresentanti della forlivense Cooperativa Agricola del Bidente (Elisabetta Zani, 55enne, presidente, il suo vice Gimmi Ravaglia, forlivese di 48 anni, e Ido Bezzi, 67 anni, dipendente della cooperativa) e poi il 60enne Abderrahim El Absy della Coop Work Alliance di Cesena, il 63enne Ahmed El Alami della Coop Agritalia di Verona e il 59enne Lahcen Fanane della Coop Veneto Service di San Bonifacio, in provincia di Verona.
Nello specifico, Zani e Ravaglia (Coop del Bidente) dovranno rispondere anche del reato previsto per aver subappaltato la bonifica di Eurovo alle Coop Agritalia, Veneto Service e Work Alliance, senza alcuna autorizzazione da parte dell’Ausl. La cooperativa forlivese, infatti, avrebbe ottenuto un appalto da cinque milioni, ma allo stesso tempo avrebbe poi concesso in subappalto ad altre tre società i lavori di abbattimento dei capi di pollame, di pulizia e disinfezione, in maniera – secondo gli inquirenti – indebita e senza l’autorizzazione dell’Ausl.
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