Politica
21 Febbraio 2025

La violenza del linguaggio

di Redazione | 2 min

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I regimi autoritari non nascono da un giorno all’altro.

Ci sono segnali che li precedono e che molte persone tendono a derubricare come mele marce, cadute di stile, errori di pochi.

Occorre sempre guardare da una certa distanza, possibilmente conoscere la storia e riconoscere quei segnali e, certo, aver mantenuto e coltivare la capacità di indignarsi e di resistere e ribellarsi.

La violenza, preceduta e sorretta e foraggiata dall’uso del linguaggio violento, è un segnale inequivocabile che qualcosa è cambiato e che qualcosa di molto brutto è in arrivo a grande velocità.

Non serve aver letto i romanzi di Scurati o visto la serie di Joe Wright (per quanto consigliati), ma è senz’altro utile ricordare l’invenzione fascista dell’uso dell’olio di ricino, o il “vocabolarietto autarchico” del 1940, l’esclusione dalla vita pubblica della donna, utile a fare figli per la nazione, il superominismo, gli sberleffi ai socialisti che poi, appunto, sfociarono nella più sanguinosa violenza su cui si costruì il regime fascista.

È utile perché quella cultura riecheggia nella gioia di lasciare senza respiro i detenuti (sottosegretario Delmastro), nelle donne palestinesi che si riproducono come nutrie (consigliere comunale Lega Zocca), nel metodo dei calci in culo e più rum meno rom (vicesindaco Lodi), nel “sei una rompicazzo, così ti cavo dai coglioni” (consigliere Lega Solaroli), nella perdita di virilità come causa della violenza maschile contro le donne (consigliere regionale FDI Bocchi). E nel desiderio di vedere impalata la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, espresso nel raffinato circolo della Gioventù Meloniana.

Che l’ impalatura sia una antica pratica di tortura la dice lunga su come la destra sia a suo agio in un contesto dove l’avversario politico è un nemico da schiacciare, possibilmente con violenza.

La mancata condanna dell’uso di un linguaggio violento e denigratorio da parte della presidente del Consiglio Meloni spiega chiaramente da che parte stanno lei, il suo partito e il suo governo, fossero servite conferme.

Si vergognino loro, e con loro tutte le persone di memoria corta che non si indignano e che pensano siano solo piccolezze e non si accorgono che con il loro silenzio contribuiscono ogni giorno alla costruzione di qualcosa che non vorremo vedere, quando finalmente sarà evidente a tutti di cosa si tratta.

Ilaria Baraldi
Portavoce Conferenza Donne democratiche di Ferrara

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