Vigarano
20 Febbraio 2025
Per l'amministratore delegato con la conversione a biometano migliorerebbe "l’efficienza e la sostenibilità dell’intero ciclo produttivo"

Ca’Bianchina. L’ad Ferrario: “Un miglioramento tecnologico”

di Redazione | 4 min

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Franco Ferrario, amministratore delegato di Ca’ Bianchina, la società agricola che gestisce l’impianto a biogas a Vigarano ritiene sia “necessaria una corretta informazione sul progetto” che prevede la riconversione dell’impianto a biometano. Parla della necessità di “fornire un quadro chiaro e basato su dati scientifici e normativi” ritenendo che “il dibattito su temi energetici e ambientali deve essere condotto su basi oggettive e non su timori infondati, al fine di garantire un’informazione equilibrata alla cittadinanza”.

Il riferimento è alle contestazioni del gruppo informale di tutela ambientale nato a Vigarano Mainarda e precisa che “l’impianto di Ca’ Bianchina è già presente e operativo sul territorio da diversi anni”. Non si tratterebbe dunque “della costruzione di una nuova struttura industriale, ma di una semplice riconversione tecnologica che ne migliora l’efficienza e la sostenibilità ambientale”.

“Il progetto – spiega Ferrario – prevede l’upgrading del biogas già prodotto nell’impianto esistente per trasformarlo in biometano, una fonte di energia rinnovabile con emissioni ridotte e un minore impatto ambientale. Non vi è alcuna espansione della capacità produttiva né un incremento delle matrici utilizzate, ma solo un’ottimizzazione dei processi per una gestione più efficiente delle risorse”.

Ricorda l’accordo con il comune per il rifacimento di via Frattina, “una delle arterie principali della viabilità locale, chiusa da oltre due anni a causa di avvallamenti e danni stradali” oltre a “un piano per la manutenzione ordinaria futura della strada, garantendone la durabilità nel tempo”.

“L’intesa – scrive -, approvata dal consiglio comunale con il voto favorevole della maggioranza e di parte dell’opposizione, prevede che i lavori di ristrutturazione inizieranno entro la fine di aprile e saranno interamente a carico della società privata, senza alcun onere per il Comune o per i cittadini”.

La trasformazione dell’impianto non comporterebbe “un aumento dell’impatto ambientale, bensì un suo netto miglioramento”. “Il biometano – sostiene – rappresenta una tecnologia avanzata e sostenibile, riconosciuta a livello europeo e nazionale come una delle soluzioni più efficaci per la decarbonizzazione del settore energetico e dei trasporti”.

Si andrebbero così a ridurre “le emissioni di metano rispetto alla combustione diretta in cogenerazione, contribuendo alla lotta contro i cambiamenti climatici”. Sostituirebbe, continua l’ad, “i combustibili fossili con un’alternativa rinnovabile, abbattendo l’impatto della CO₂”. Migliorerebbe “la gestione dei reflui agricoli e limita le emissioni odorigene”. E infine contribuirebbe “all’economia circolare, valorizzando sottoprodotti agricoli e riducendo la dipendenza dalle importazioni di energia fossile”.

Ferrario si sofferma anche su quella che riconosce come “una delle principali preoccupazioni espresse”, “il presunto incremento del traffico pesante legato alla trasformazione dell’impianto”.

“Su questo punto – dice -, è doveroso precisare che il numero di mezzi in ingresso e in uscita non subirà variazioni rilevanti rispetto alla situazione attuale, poiché il ciclo produttivo rimarrà sostanzialmente invariato”. Inoltre, dice di essere disponibile “a collaborare con le amministrazioni locali per individuare eventuali soluzioni migliorative della viabilità e della gestione logistica, come già avvenuto in altri territori in cui sono stati implementati impianti analoghi”.

Il progetto di trasformazione sarebbe “pienamente conforme alle normative vigenti e rientra nel quadro degli incentivi previsti dal Decreto Ministeriale 15 settembre 2022, volto a sostenere la produzione di biometano in Italia nell’ambito della transizione energetica”. “L’eventuale diniego dell’autorizzazione – aggiunge – senza una motivazione fondata su basi tecniche e giuridiche rappresenterebbe una violazione del diritto di impresa e della normativa nazionale ed europea sullo sviluppo delle fonti rinnovabili”.

Per l’ad il progetto rappresenterebbe inoltre “un passo avanti per la transizione ecologica” avendo anche “ricadute economiche e sociali positive per il territorio”. Cita dunque quelli che ritiene i benefici ambientali con il biomentano che consentirebbe “una drastica riduzione delle emissioni climalteranti” e migliorerebbe “la gestione dei reflui agricoli”. Inoltre la trasformazione dell’impianto contribuirebbe “a una produzione energetica più pulita e a basso impatto ambientale”.

Il passaggio a biometano rappresenterebbe poi “un’evoluzione tecnologica” che migliorerebbe “l’efficienza e la sostenibilità dell’intero ciclo produttivo”. “L’adozione di tecnologie avanzate per l’upgrading del biogas – aggiunge – consente di ottimizzare le risorse locali e massimizzare il rendimento energetico”.

“Il progetto – prosegue – garantirà nuove opportunità di impiego, sia diretto che indiretto, coinvolgendo manodopera locale e imprese del territorio. La filiera del biometano offre possibilità di crescita per aziende agricole e operatori del settore delle energie rinnovabili”. Infine “il biometano riduce la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di gas naturale, contribuendo alla sicurezza energetica nazionale. La produzione locale di biometano aiuta a stabilizzare i costi energetici e a ridurre l’esposizione alle fluttuazioni dei mercati internazionali”.

“La trasformazione dell’impianto di Ca’ Bianchina – conclude Ferrario – è un miglioramento tecnologico di una realtà già esistente e operativa, e non può essere equiparata alla costruzione di un nuovo impianto. Non solo il progetto è in linea con gli obiettivi ambientali ed energetici nazionali, ma rispetta pienamente tutte le normative vigenti. Alla luce di questi elementi, le preoccupazioni espresse dai comitati risultano prive di fondamento. Il tentativo di ostacolare un impianto che non solo esiste già, ma sta migliorando il proprio impatto ambientale e produttivo, è privo di logica e rischia di arrecare un danno allo sviluppo sostenibile del territorio. Ci auguriamo che le autorità competenti valutino il progetto con obiettività, senza cedere a pressioni ideologiche che rischiano di bloccare un settore strategico per il futuro del Paese e della comunità locale”.

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