Era addirittura arrivato a costringerla a pesare più di 75 chili per soddisfare il proprio ideale di donna perfetta. Poi, come se non bastasse, a quei tentativi di subdola manipolazione, aggiungeva schiaffi in faccia, minacce di morte e insulti che lui, accecato da una folle gelosia, giustificava dietro la paura di perderla e restare da solo. E così, per assoggettarla ancora di più alla propria volontà, si era anche messo a controllarla in ogni spostamento e a vietarle di uscire non solo con gli amici, ma anche con i membri della propria famiglia.
Una vicenda terribile proseguita per circa tre anni, fino a quando lei, una ragazza italiana di 25 anni, assistita dall’avvocato Sara Bruno, stanca di quei soprusi, ha trovato il coraggio di denunciare l’uomo, un 27enne di nazionalità marocchina, che ieri (18 febbraio) mattina, davanti al gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, è stato condannato con rito abbreviato. Tre anni e quattro mesi è la pena che gli è stata inflitta per stalking, nonostante la richiesta più soft del pm Andrea Maggioni, che aveva invece chiesto la condanna a due anni.
Il 27enne non è comunque nuovo a questo tipo di reato. Già a luglio 2020, quando iniziò la relazione sentimentale con la 25enne, era agli arresti domiciliari a casa dei genitori perché, qualche anno prima, aveva ricevuto un’altra condanna sempre per stalking nei confronti di una precedente fidanzata.
Sin dagli inizi della storia, proseguita da luglio 2020 a dicembre 2023, l’uomo aveva mostrato un atteggiamento possessivo. Controllava tutte le attività social della ragazza e pretendeva che lei gli chiedesse il permesso – che poi le negava – per uscire con gli amici o con la madre. Era arrivato anche ad azzerare qualunque conoscenza maschile. E quelle poche volte che lei riusciva a uscire di casa, senza doverlo fare di nascosto, come spesso accadeva, la costringeva ad aggiornarlo costantemente su quelli che erano i propri spostamenti.
Vere e proprie limitazioni della libertà personale, che spesso sfociavano in violenze. Come quando, dopo un acceso diverbio, il 18 luglio 2021, la donna aveva deciso di trascorrere una giornata a Verona in compagnie delle proprie amiche. Una scelta che mandò su tutte le furie l’uomo che – una volta scoperta quella gita fuori porta – aveva iniziato a inviarle numerosi messaggi chiedendole di raggiungerlo il prima possibile a casa. Detto, fatto: lei si presentò da lui e, per tutta risposta, ricevette uno schiaffo in faccia che le fece sanguinare il naso.
Il rapporto tra i due proseguì così fino a gennaio 2022, quando la misura cautelare degli arresti domiciliari a cui il 27enne era sottoposto fu aggravata e per lui si aprirono le porte del carcere, dove ci rimase fino a novembre 2022. In quegli undici mesi, la giovane riuscì a riappropriarsi della propria vita, recuperando amicizie, hobby e – soprattutto – la propria indipendenza. Al punto tale che, una volta terminato il periodo di reclusione in cella, aveva anche tentato di coinvolgere il fidanzato nel tentativo di avere un rapporto di coppia normale.
Le speranze di un nuovo inizio però, di una nuova vita, durarono ben poco. Lui infatti non ne volle sapere e, per contro, continuò a esercitare quel controllo spasmodico e ossessivo, spesso e volentieri violento, nei confronti della donna. Non voleva che si truccasse, che uscisse con le amiche, le imponeva gli orari di rientro a casa e aveva anche ripreso a controllarle il telefono cellulare, obbligandola a una quotidianità di totale asservimento da cui dopo mesi la giovane tentò di fuggire, spezzando quelle catene che la bloccavano.
A maggio 2023 infatti, esasperata da quella non vita, la 25enne comunicò all’uomo la volontà di interrompere la relazione, almeno fino a quando lui non fosse cambiato. Ma, il 22 giugno dello stesso anno, non vedendo alcun tipo di miglioramento, decise di incontrare il compagno per dirgli che il loro rapporto era finito. L’uomo però non la lasciò parlare e le sferrò un violento schiaffo al volto che le provocò la rottura del labbro. Per farsi perdonare aveva tentato di abbracciare la donna, allontanandosi stizzito quando lei aveva rifiutato il gesto.
Anche dopo la fine della relazione, proseguirono gli atti persecutori spesso sotto forma di telefonate, chat e messaggi vocali WhatsApp dove, oltre a insultarla, l’uomo la minacciava, dicendo “giuro che ti sfondo la faccia“, “domani le prendi”, “ti sotterro” e “ti ammazzo domani”.
Avvertimenti simili le arrivarono anche nella serata del 24 maggio 2023, quando la vittima uscì con alcuni amici per festeggiare il proprio compleanno. In quella circostanza, l’uomo le inviò numerosi messaggi, promettendole che l’avrebbe riempita di botte fino a farle trascorrere il compleanno all’ospedale. Stesse parole anche qualche mese più tardi, quando lui le scrisse: “Vai tra che ti devo ammazzare e “al massimo ti stupro”. Era il 3 novembre e, quella sera stessa, la madre della ragazza notò l’auto del 27enne parcheggiata nel vialetto di casa.
L’uomo si era infatti portato sul retro della casa per convincere la ragazza a uscire in giardino per un chiarimento. Sentendosi più al sicuro, essendoci con lei altre persone, la giovane lo fece entrare in casa nella speranza di poter definitivamente dirgli che la loro relazione era finita. Quel chiarimento però fu fine a sé stesso perché da quel giorno il ragazzo continuò a contattare più e più volte l’ormai ex fidanzata con numerose telefonate e messaggi, al punto tale che lei – a fine 2023 – decise di bloccarlo su tutti i social, impaurita per la propria vita.
Durante i mesi successivi, infatti, la giovane fu costretta a uscire di casa accompagnata per paura di incontrare l’uomo e a controllare di non essere seguita dall’auto di lui lungo il tragitto da casa al lavoro. Oltre a ciò, a causa dei frequenti attacchi di panico, chiese aiuto a uno psicoterapeuta e si rivolse al Centro Donna Giustizia di Ferrara per ottenere sostegno e denunciare quanto era stata costretta a subire nei mesi precedenti per mano dell’ex fidanzato, ieri condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi di pena.