Sarà un caso che proprio oggi Nicola Lodi abbia annunciato le sue dimissioni?
Questa mattina (ieri, ndr), alle ore 9, mi trovavo in tribunale, dove è stata formalizzata la data del processo che lo vede imputato per diffamazione e per l’invio di documenti riservati, in forma anonima ai capigruppo consiliari e al mio datore di lavoro, con l’obiettivo di procurarsi un ingiusto profitto non patrimoniale e arrecare un danno di immagine alla sottoscritta, a livello personale e alla mia attività di consigliera comunale. Il 31 marzo, in aula, questa vicenda avrà il suo corso giudiziario.
Nel suo annuncio, Lodi parla di una scelta sofferta, motivata da riflessioni sulla salute e sulla necessità di vivere questo periodo “concentrandosi sulle cose importanti”, ma il “tempismo” tardivo delle sue dimissioni, proprio oggi, solleva più di una domanda.
La sua narrazione parla di serenità ritrovata e di fedeltà a una causa politica, ma la realtà racconta di un amministratore sospeso per effetto della legge Severino e ora imputato in un altro processo, in cui chi scrive è parte lesa.
Oltre le questioni giuridiche, c’è una dimensione umana che non può essere taciuta. Quanta sofferenza ha arrecato questa persona all’apice del potere? Non solo a me, ma a chiunque abbia subito il suo modo di fare politica, basato sulla prevaricazione, sull’aggressione verbale e sulla manipolazione della verità?
Essere “bulli al potere” significa credere di poter agire impunemente, di poter distruggere la reputazione altrui senza conseguenze, di sentirsi intoccabili. Eppure, la verità è più forte di ogni menzogna e gioco sporco. La verità preme sempre per essere rivelata. Ci vediamo in tribunale per mettere fine a questa brutta storia.
Il tempo, e il tribunale, daranno le giuste risposte.
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