Politica
17 Febbraio 2025
Intervento di Mario Zamorani sulla possibilità che anche l’Emilia-Romagna legiferi sull’istituto

Fine vita, questo è il momento

di Redazione | 3 min

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di Mario Zamorani*

Questo è il momento, il provvedimento regionale sul suicidio assistito sia legge in Emilia-Romagna.

In un ginepraio di norme giuridiche e di continui ricorsi per lo più strumentali e ideologici, spesso appare molto difficile per i cittadini accedere ai loro diritti; spesso si intersecano e si confondono la materia giuridica e la dimensione politica e in particolare sul tema dei diritti civili i partiti sono sempre in ritardo rispetto al sentire diffuso.

Basti pensare a quanti anni sono stati necessari per divorzio e aborto; e ora per il suicidio assistito. Sempre anni e anni di lotta politica e di raccolta firme.

Nei giorni scorsi in Toscana è stata approvata la prima legge sul fine vita e ora il tema torna di attualità anche in Emilia-Romagna. Nella nostra Regione esiste una disciplina sul suicidio assistito in 42 giorni ma la legge di iniziativa popolare dell’associazione Coscioni sul fine vita non è mai stata discussa. Potrebbe esserlo fra breve e qui entra appunto la dimensione politica del problema.

Sostanzialmente si tratta di rendere efficaci le norme previste, essendo in teoria il suicidio assistito un diritto garantito secondo i requisiti indicati dalla Corte costituzionale, vale a dire che il paziente deve essere pienamente capace di intendere e volere, affetto da patologia irreversibile che causi gravi sofferenze psichiche e fisiche, ed essere mantenuto in vita grazie a trattamenti di sostegno vitale.

In Emilia-Romagna il 5 febbraio di un anno fa la giunta della Regione ha deciso di far passare la proposta di legge attraverso una delibera che ha disposto tempi e modalità del suicidio assistito. Tempi stretti: non più di quarantadue giorni dalla richiesta per concedere il via libera per il suicidio assistito. In teoria, quindi, la pratica è legalizzata. Ma sulla delibera pendono ben due ricorsi al Tar: quello della Presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero della Salute e si è in attesa delle sentenze.

Ora, dopo il caso Toscana, si dovrà tornare a discutere dell’argomento, preme finalmente l’urgenza politica, è il momento di discutere in primis la legge di iniziativa popolare presentata in Regione dall’associazione Coscioni per trasformare un diritto in norma effettiva, la legge Cappato.

E’ il momento di attuare anche da noi la legge della Toscana. In virtù della piena competenza regionale a legiferare, resta da osservare che l’introduzione della disciplina serve a definire ad esempio i tempi relativamente ad ogni fase, inclusa quella di competenza del Comitato etico e le modalità inerenti la procedura indicata dalla Corte costituzionale e, dunque, ad eliminare eventuali residui di incertezza e problematicità rispetto all’erogazione di una prestazione sanitaria suddivisa in più fasi, dalla verifica delle condizioni alla verifica delle modalità di somministrazione o autosomministrazione del farmaco che possa garantire una morte rapida, indolore e dignitosa così oggi prevista dal nostro ordinamento giuridico.

Come sempre, oltre che tecnico, il problema è soprattutto politico.

*storico leader dei Radicali di Ferrara

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