Sempre più adolescenti scelgono di isolarsi, rinunciando alla scuola e ai rapporti sociali. Il fenomeno degli hikikomori, o meglio del ritiro sociale, sta diventando preoccupante anche in Emilia-Romagna, come è stato evidenziato dai dati di una recente ricerca della Regione. Lo studio ha individuato 762 casi segnalati solo nel 2023. A Ferrara e provincia le segnalazioni sono state 59, pari al 7,7% del totale regionale. Il tasso di ritiro, invece, cioè il numero di casi in rapporto alla popolazione fra gli 11 e i 19 anni, a Ferrara Sud-Est è di 3,6 per mille rispetto a una media regionale del 2 per mille.
«Il ritiro sociale non è solo un disagio individuale – spiega Luana Valletta, psicologa, psicoterapeuta, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna e oggi candidata alla presidenza con la lista AltraPsicologia – ma il sintomo di un malessere profondo che riguarda sempre più adolescenti. Le ragazze e i ragazzi di oggi sentono sulle loro spalle il peso di una società che li vuole tutti ‘eccellenti’, che impone standard di successo senza lasciare spazio alle fragilità. Hanno paura di fallire e avvertono una costante sensazione di frustrazione. sentono di ‘non farcela’ e smettono di uscire, di andare a scuola, di relazionarsi».
L’indagine condotta nei servizi territoriali e negli enti di formazione professionale ha fotografato un fenomeno in crescita e con caratteristiche ben definite: maschi e femmine sono colpiti in egual misura, oltre il 38% ha tra i 15 e i 16 anni, il 44% dei ragazzi segnalati ha smesso di andare a scuola (di cui il 73% in età di obbligo scolastico) e in tutti i casi si registra un uso pervasivo del digitale. I disturbi associati più frequenti sono ansia (33,5%) e depressione (16%), ma nel 32% non emergono altre patologie specifiche.
«I numeri parlano chiaro: questa – continua Valletta – è un’emergenza silenziosa che va affrontata su più livelli. Non possiamo permettere che quasi la metà degli adolescenti in ritiro sociale smetta di frequentare la scuola senza un intervento mirato. È fondamentale agire subito, rafforzando il supporto psicologico nelle scuole e formando gli insegnanti affinché possano riconoscere i primi segnali di disagio. Se il ritiro sociale si manifesta spesso con l’abbandono scolastico, è proprio dalle scuole che bisogna ripartire per contrastarlo. Serve una rete di supporto psicologico più forte, con sportelli di ascolto accessibili, formazione per gli insegnanti e interventi mirati nelle classi. Dobbiamo dare agli adolescenti strumenti per gestire la pressione sociale, la paura del fallimento e il senso di inadeguatezza e occorre lavorare con interventi di sistema, agendo sull’ecosistema in cui l’adolescente è inserito. La psicologia deve essere riconosciuta come un pilastro essenziale della sanità pubblica e della scuola, con interventi stabili e continuativi. Per questo serve anche un Ordine degli Psicologi forte, capace di lavorare con le istituzioni per creare strumenti concreti di prevenzione e supporto».
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