Politica
2 Febbraio 2025
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Linee di mandato. “Sempre più propaganda”

di Redazione | 5 min

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“Sempre più… propaganda” potremmo intitolarle così le linee del secondo mandato dell’amministrazione Fabbri.

Da questa specie di trattato dei sogni scaturisce una visione assolutamente provinciale nel goffo tentativo di fare di Ferrara una grandeur di cui non si colgono i presupposti.

Certo, dall’angolo buranese Ferrara deve apparire come una vera corte per cui il sindaco si sta immedesimando in un novello Duca. Dal Duca al Dux il rischio è dietro l’angolo soprattutto quando inneggia alla famiglia cristiana.

Il richiamo ai valori sociali propri della cultura cristiana e all’amore coniugale sono aspetti che non possono e non devono passare inosservati, poichè Ferrara, così come ogni città democratica, conta tra la propria popolazione anche persone di religione diversa da quella cristiana, così come la struttura familiare può anche non reggersi sull’amore coniugale.

Il Programma contenuto nelle Linee, al di là della ridondanza del refrain “Sempre più” , è ben semplice oltre che ripetitivo e si traduce nel tentativo di promuovere il “brand Ferrara” – parole testuali – ovvero definire tutto quello che si svolge, si vede e si mangia a Ferrara bello e identitario al punto di far sorgere un incontenibile desiderio mondiale di venire qui come turisti paganti, ovviamente.

Questa enfatica valorizzazione di tutto ciò che è storico, tipico e identitario risulta soprattutto ad opera degli investimenti privati che, come è noto, possono arrivare da qualsiasi parte del mondo per beneficiare di incentivi ad hoc e procedure semplificate, concetto di cui trasuda l’intero documento, a dispetto del rischio infiltrazione mafiosa che la Procura di Bologna sta paventando anche e soprattutto nella provincia di Ferrara.

L’altro imperativo delle Linee di mandato è infatti la deregolamentazione che occupa tutte le prime pagine: semplificare le trasformazioni urbanistiche, drastico taglio degli oneri urbanistici per incentivare la riqualificazione delle aree dismesse aumentando la competitività territoriale, attrarre nuovi investimenti privati e pubblici che realizzerebbero i sogni di grandezza del novello Duca, il quale loda se stesso e la sua passata amministrazione a ogni piè sospinto, offrendo una visione di amore dei ferraresi per come la città è diventata che si traduce in un film che vedono solo i suoi sodali: “Oggi Ferrara è una Città più bella e finalmente sicura, dove vivere in serenità e sviluppare progetti di vita grazie a case restituite ai cittadini “storici”, scuole sicure, servizi innovativi e attenzione alla qualità dell’ambiente. Una Città bella da vivere per far crescere i propri figli, venire a studiare, trovare un lavoro, fare impresa, trascorrere il proprio tempo libero”.

Una narrazione che fa a pugni con l’invasione delle auto nel centro storico, lo strabordare di rifiuti abbandonati, l’aumento di episodi di furti e di aggressioni perfino in centro, il permanere di graduatorie inevase nell’assegnazione della case popolari, foss’anche ai soli cittadini storici, una qualità dell’aria pessima, seri problemi di quartieri allagati e l’acqua di falda in gran parte inquinata, scuole senza sede per non parlare del lavoro il cui punto di forza, il petrolchimico, rischia di mettere sul lastrico centinaia di famiglie.

Di sicuro però ci si può passare il tempo libero (per coloro cui avanza!). Il principale investimento economico di questo mandato così come del precedente è infatti la gestione del turismo – “una formidabile leva di sviluppo e di ricchezza, uno dei più alti moltiplicatori economici” – che vuole attrarre, come una vetrina, chi ha tempo libero appunto.

Un turismo di attrazione verso l’evento, con il proliferare smisurato di scenari da selfie, ovvero il contrario esatto del turismo lento e colto che apprezza davvero la storia e la natura di un luogo.

La vetrina Ferrara è una sorta di luna park che tiene insieme tutto, dalla ciupeta al Cosmè Tura, dal Palio a Tananai.

Per attrarre queste folle di turisti dall’orbe terracqueo naturalmente sono sdoganate la terza corsia dell’autostrada A13, il raccordo autostradale Ferrara Mare, l’Autostrada Cispadana, la fantasmagorica Idrovia e addirittura l’Aereoporto.

Per la Ferrovia è sufficiente a quanto pare il potenziamento Ravenna-Ferrara e Ferrara-Suzzarra.

La città disegnata dal sindaco di fatto è una città che non lavora e che non è abitata, salvo dagli anziani residenti che sorpassano il criterio del bisogno nell’assegnazione di un eventuale, futuribile edilizia residenziale e i giovani under 36, sistemati col solito bonus, per non parlare degli studenti per i quali si pensa ad un affitto calmierato con incentivi fiscali a chi affitta, con buona pace della possibilità di trovare un appartamento in affitto se non ricadi nella categoria giovane studente o giovane famiglia con figli.

La città disegnata nelle linee programmatiche non produce ma si vende: non una parola sulle modalità per sviluppare lavoro di produzione, salvo l’appartenenza alla Zona Logistica Semplificata (ZLS) nella quale ricadiamo per decreto, la cui utilità è tutta da sperimentare.

In materia di agricoltura la questione è liquidata con la valorizzazione dei prodotti tipici, citando addirittura le “sagre come strumento di attrazione turistico con ruolo strategico per il settore agricolo”.

Questo decantato prodotto tipico ferrarese (come se non vivessimo nell’Italia delle eccellenze gastronomiche) naturalmente viene prodotto in mezzo agli impianti a biogas, i quali – frutto dell’attrazione di investimenti privati – assediano le nostre campagne e loro suoli sui quali si sparge digestato a rischio di inquinamento da PFAS.

Non una parola sull’implementazione dell’agricoltura biologica, il tipico ferrarese è buono a prescindere!

In quanto alla questione ambientale, tema relegato a pagina 23 su 29, c’è un generico impegno. Dettagli? Almeno delle soluzioni innovative già in attuazione? Non pervenuti, intanto continuiamo a sforare i limiti di respirabilità!

Ovvero oltre a piantare alberi e rifare piazze, ammirevoli interventi per carità, non si coglie una linea strategica per invertire almeno la tendenza dell’inquinamento che affligge Ferrara oltremodo, essendo in uno dei punti più bassi della disgraziata pianura padana.

In quanto al Piano della mobilità l’obiettivo dichiarato è “fluidificare il traffico, favorendo l’uso sicuro della bicicletta, anche attraverso investimenti nella rete delle piste ciclabili in tutti i quartieri e frazioni e realizzando una rete interconnessa”.

Le bici, in maniera sicura, slalomeranno in mezzo al flusso di auto per cui nessun impedimento viene messo in campo, come si evince dalle miriadi di sponsorizzazioni del settore automotive che sostengono i fulgidi eventi cittadini e dalla strategica opportunità di parcheggiare nei periodi delle feste in posti altrimenti preclusi.

Chicca finale: “Sia gli amministratori che i dirigenti del Comune e delle società ed enti partecipati dal Comune dovranno assicurare la massima trasparenza dei processi decisionali, garantendo sempre comportamenti corretti e rigorosi, soprattutto nella gestione del denaro dei cittadini e delle imprese”. Ne è stato supertestimonial l’ex vicesindaco!

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