Cronaca
16 Gennaio 2025
Ieri (15 gennaio) l'udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione per i sei indagati delle Cra Paradiso e Caterina. I loro avvocati difensori: "Emerso il prodigarsi delle due strutture per far fronte all’emergenza in corso sulla base delle indicazioni dell'autorità sanitaria"

Morti e contagi per Covid nelle Cra. Le famiglie: “Ulteriori indagini”

di Davide Soattin | 3 min

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Ulteriori indagini. Sono quelle che hanno chiesto, attraverso i loro legali, gli avvocati Piero Giubelli e Gian Luigi Pieraccini, i familiari degli anziani ospitati all’interno delle Cra Caterina e Paradiso, a seguito delle morti e dei contagi avvenuti nella seconda e terza ondata di Covid-19 nelle due strutture della città.

Lo hanno fatto ieri (mercoledì 15 gennaio) durante l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Ferrara – pm titolare del fascicolo di indagine Barbara Cavallo – per i sei indagati.

L’intenzione delle famiglie delle vittime di non far archiviare l’inchiesta era già stata esplicitata, lo scorso aprile, con la deposizione da parte degli avvocati Giubelli e Pieraccini dei documenti di opposizione all’archiviazione.

In quella circostanza, secondo l’avvocato Gian Luigi Pieraccini, infatti, le indagini preliminari avevano consentito di “raccogliere elementi di prova dei delitti contestati in misura tale da rendere non solo ragionevole ma addirittura probabile una condanna degli indagati” dopo l’istruttoria dibattimentale. “È assolutamente incomprensibile – scriveva – la ragione per cui, a fronte di un siffatto quadro probatorio, la Procura di affermi di non poter formulare una ragionevole previsione di condanna“.

Gli aveva fatto eco l’avvocato Piero Giubelli sottolineando come dagli stessi elementi evidenziati nella richiesta di archiviazione risultavano comportamenti dei responsabili delle due case residenza per anziani che “evidenziano, in tutta la loro ampiezza, le mancanze, le omissioni, il mancato rispetto delle opportune cautele da parte dei responsabili delle strutture, tali da integrare elementi per un rinvio a giudizio“.

I due avvocati avevano anche evidenziato “numerose omissioni colpose dell’osservanza di obblighi e cautele dovute, da parte dei legali rappresentanti e dirigenti delle strutture, non avendo gli indagati adeguatamente osservato le disposizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro, né essersi conformati alle disposizioni dei protocolli anti-Covid” come scriveva Giubelli.

“La grave negligenza, imprudenza e imperizia, nonché la violazione di norme e protocolli e la mancata valutazione del rischio biologico e organizzazione di procedure idonee a scongiurarlo che hanno dato luogo all’epidemia all’interno della struttura, è la certa causa del contagio di questi pazienti” aveva affermato Pieraccini.

Giubelli, inoltre, aveva richiesto un’integrazione dell’istruttoria tramite l’audizione di alcuni testimoni, tra cui familiari dei pazienti, sindacalisti della Cgil, medici e infermieri, oltre che l’acquisizione di cartelle cliniche, diari clinici, esami ematochimici, referti specialistici, certificati di intervento dei medici Usca, tamponi molecolari e rapidi, l’elenco storico dei decessi Covid nella Residenza Paradiso al 3 marzo 2021 e una più articolata perizia che potesse stabilire se la struttura avesse osservato le linee guida e le raccomandazioni vigenti e operanti per stabilire se la contrazione dell’infezione e la conseguente malattia/decesso fossero eziologicamente ascrivibili a eventuali inosservanze.

Al termine dell’udienza di ieri (15 gennaio), il gip Silvia Marini si è riservata e, prossimamente, deciderà se archiviare l’inchiesta, disporre ulteriori indagini o l’imputazione coatta degli indagati.

Per l’avvocato Gian Luigi Pieraccini, la “prospettiva giuridica di questo processo potrebbe cambiare ad aprile, quando la Cassazione è chiamata a determinare se il reato di epidemia colposa, che in precedenza veniva archiviato in tutti i procedimenti, può essere realizzato non solo in forma vincolata ma anche libera”.

Secondo gli avvocati Eugenio Gallerani e Marco Linguerri, legali difensori degli indagati, invece, l’indagine va archiviata: “In aula abbiamo ribadito che la richiesta di archiviazione formulata dal pm deve essere accolta in quanto tiene conto di tutti gli elementi emersi nel corso della pur lunga indagine preliminare al termine della quale non è stata rilevata alcuna specifica violazione. È invece emerso il prodigarsi delle due strutture per far fronte all’emergenza in corso sulla base delle indicazioni dell’autorità sanitaria“.

 

 

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