Cronaca
8 Gennaio 2025
Scena da Amici miei in tribunale. A farne le spese un 34enne. Per lui un anno di reclusione

Lo fermano, mostra il documento. Ma è di un altro. Condannato

di Redazione | 2 min

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Non è stato uno scambio di documenti clamoroso come capitò in Amici miei al malcapitato Necchi, ma le conseguenze, quantomeno penali, sono state peggiori. Nessun signor Verdirame Augusto da Brescia, ma solo il nome e cognome di un 34enne di nazionalità nigeriana.

Sfortuna vuole, almeno secondo la sua difesa, che in tasca avesse il permesso di soggiorno. Non suo, ma di un altro.

Alla fine la storia processuale parla di un anno di reclusione con pagamento delle spese processuali. Questa è la sentenza emessa dal giudice Marco Peraro nei confronti del 34enne, difeso dall’avvocato Fabio Monaldi, condannato per falsa attestazione ai carabinieri che lo avevano fermato per un controllo di routine.

Si tratta del minimo della pena per questo tipo di reato, nonostante secondo la difesa si sia trattato di un fraintendimento. Non a caso, dopo aver letto le motivazioni, attese entro 30 giorni, è probabile un ricorso in appello.

Fraintendimento (presunto), appunto. I fatti risalgono all’aprile del 2020 quando il trentacinquenne è stato fermato dai carabinieri davanti a un supermercato a Migliarino. In quell’occasione l’uomo ha fornito ai militari il permesso di soggiorno di un conoscente che aveva nello zaino. Un errore dovuto, secondo la difesa, anche alla scarsa conoscenza dell’italiano. Tanto è vero che in aula era presente, a cinque anni di distanza, un interprete.

La difesa non nega dunque che sia stato fornito il documento sbagliato ma sostiene che il motivo sia dovuto a un’incomprensione, allo scambio, probabilmente per errore, del documento con il conoscente. Fino a poco prima di essere fermato per il controllo il trentacinquenne era a casa dell’intestatario del permesso e lì sarebbe avvenuto lo scambio.

Uno scambio fortuito perché l’imputato non avrebbe avuto, sostiene la difesa, nessun interesse nel farsi passare per il conoscente considerando che questi aveva dei precedenti. Non a caso i carabinieri si sono recati poco dopo nella casa del pregiudicato – con il suo documento in mano – per una perquisizione e lì hanno trovato il permesso di soggiorno dell’imputato.

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