“Aborto ed eutanasia sono azioni che non promuovono la vita, ma la rendono inutile o dannosa: non possiamo accettare la mercificazione della vita“.
A parlare è Gian Carlo Perego, arcivescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio, durante l’omelia per la Giornata per la Pace, in cui fa sue le parole di Papa Francesco scritte nel messaggio per il Giubileo.
“È la pace – afferma l’arcivescovo nel proprio discorso – che chiediamo anche noi all’inizio di questo anno, che ci impegna, però almeno in tre azioni, cariche di speranza“.
La prima azione – spiega “è il condono dei debiti esteri dei paesi poveri, per arrivare poi a costruire un’economia della solidarietà, “fondata sulla solidarietà e sull’armonia tra i popoli”, scrive papa Francesco. Il condono dei debiti è un atto di giustizia nei confronti dei paesi più poveri, le cui risorse sono state sfruttate a dismisura dai Paesi più ricchi o usate solo per la propria ricchezza da dittatori o multinazionali senza scrupoli”.
La seconda azione – prosegue – è l’impegno a “promuovere il rispetto della dignità umana, dal concepimento alla morte naturale”: da qui la riflessione su aborto ed eutanasia riportata in apertura di articolo.
Infine, la terza azione è “ridurre la corsa agli armamenti e impiegare i risparmi per “costituire un fondo che elimini la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative”, che possa spingere i giovani a immaginare il proprio futuro con speranza. Come si può sperare in un mondo che si arma sempre di più? Come si può sperare nella guerra? Guardiamo attorno a noi i Paesi in guerra e vedremo solo distruzione e morte“.
“La pace – dice l’arcivescovo – nasce da questa consapevolezza di una fraternità, che impedisce di combattersi a vicenda, come oggi avviene in 53 Paesi del mondo, che chiede di lavorare per la giustizia e la solidarietà, così da vincere ogni forma di oppressione, sfruttamento delle persone e della terra, che impedisce di costruire un mondo fraterno”.
Perego conclude analizzando il 2024 del territorio ferrarese durante l’omelia del Te Deum laudamus: “L’anno che si chiude con il territorio ferito dalla crisi economica che ha colpito alcune aziende storiche e lasciato centinaia di lavoratori senza lavoro e da un’alluvione che, grazie a Dio, non ha colpito le persone, ma segnato la seminagione e ipotecato i raccolti. È un anno che ha visto ancora il territorio, le città e i paesi segnati dalla denatalità, segno di un’incertezza che si vive, ma anche di una cultura individualista“.
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