Cronaca
21 Novembre 2024
Nessuna responsabilità penale per i due medici indagati per la morte della 71enne Noretta Masiero, socia contitolare del ristorante "Cusina e Butega" di corso Porta Reno. Il suo quadro clinico definito grave e irreversibile quando arrivò a Cona

Muore dopo le dimissioni dal Sant’Anna. Inchiesta archiviata

di Davide Soattin | 3 min

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Il gip Silvia Marini ha archiviato l’indagine a carico di due sanitari dell’ospedale Sant’Anna, iscritti nel registro degli indagati per la morte della 71enne Noretta Masiero, socia contitolare del ristorante “Cusina e Butega” di corso Porta Reno, scomparsa improvvisamente poche ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso di Cona.

Il tribunale ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Ciro Alberto Savino – titolare del fascicolo di indagine aperto per colpa medica – dopo gli accertamenti medico-legali fatti eseguire alla dottoressa Giorgia Franchetti dell’Università di Padova, con l’obiettivo di arrivare a stabilire e determinare con certezza le cause della morte, avvenuta lo scorso 16 dicembre.

L’autopsia infatti, pur sottolineando da parte dei sanitari un errore nella lettura di alcuni dati a seguito degli esami, che avrebbero dovuto suggerire che c’era qualcosa di grave in atto, non ha fatto emergere criticità sufficienti a sostenere l’accusa, escludendo così il nesso di causalità tra le azioni messe in campo dai sanitari che l’avevano presa in cura e la morte della 71enne, che quando arrivò a Cona era già alle prese con un quadro clinico irreversibile a causa di una dissecazione aortica.

I fatti risalgono allo scorso 15 dicembre quando, intorno alle 21, la donna si era recata al pronto soccorso perché accusava uno strano dolore a livello toracico. Lì, i sanitari che l’avevano presa in carico le avevano eseguito alcuni esami di controllo, senza però rilevare nulla di preoccupante a livello cardiaco e avevano così deciso di rimandarla a casa verso le 3.30 di mattina.

Quasi nove ore dopo, la tragedia all’ora di pranzo di sabato 16 dicembre, quando la 71enne si era sentita male, cadendo a terra prima che il suo cuore smettesse di battere e rendesse vano ogni tentativo di rianimazione.

L’avvocato che assiste la famiglia della vittima, il legale Umberto Vianello del foro di Venezia, non aveva fatto opposizione alla richiesta di archiviazione.

Masiero, conosciuta in città, aveva negli anni gestito diversi locali, a Ferrara, tra cui il bar Centro Storico e l’Hostaria Savonarola, ma anche a Bologna. Lo aveva fatto insieme a Ennio Occhiali, socio di una vita, che – contattato nei giorni successivi alla tragedia da Estense.com – aveva ripercorso gli ultimi istanti di vita della donna, basandosi su quello che i familiari di lei gli avevano raccontato.

“Al pronto soccorso mi hanno detto – aveva affermato il socio – che le avevano fatto tutti i controlli possibili e immaginabili. Due volte l’analisi del sangue, due volte l’eco-cuore, due volte l’elettrocardiogramma e anche la visita con il cardiologo. Anche la famiglia era soddisfatta del trattamento avuto. Poi, una volta arrivata a casa è scesa a mangiare qualcosa. Dopo il primo boccone ha detto al marito di portarla sul divano, che non si sentiva bene. E lì purtroppo è morta. Per me – aveva concluso – è stato un colpo tremendo. Erano trentasei anni che lavoravamo insieme, una vita. È una parte del mio lavoro che sparisce. Questo locale era il suo orgoglio, la sua vita e ora dobbiamo andare avanti come avrebbe fatto lei”.

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