Cronaca
19 Novembre 2024
Un 55enne della provincia di Rovigo è stato condannato a tre anni e 6mila euro di multa. Era finito insieme al socio a processo per truffa, autoriciclaggio e simulazione di reato

Dirottarono nel loro conto soldi dall’Ungheria. Una condanna e un’assoluzione

di Davide Soattin | 3 min

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Per entrambi la Procura di Ferrara – pm Isabella Cavallari – aveva chiesto complessivamente la condanna a quattro anni e 3.400 euro di multa, ma alla fine il giudice del tribunale di Ferrara ha ritenuto colpevole solamente uno dei due imputati, assolvendo invece il secondo.

Ad avere la peggio è stato un 55enne della provincia di Rovigo, a cui sono stati inflitti tre anni di reclusione e 6mila euro di multa, inizialmente accusato – insieme a un 49enne ferrarese, ritenuto innocente – di truffa, autoriciclaggio e simulazione di reato.

Nel procedimento c’era finito anche un terzo imputato, che però – a luglio 2022 – aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato davanti al gup Carlo Negri, che gli aveva inflitto un anno e mezzo di reclusione.

I fatti risalgono a ottobre 2017 e ruotano attorno ai circa 120mila euro che un’azienda ungherese aveva versato nei confronti di un’azienda di Udine come pagamento per la fornitura di una sofisticata macchina industriale utilizzata per lucidare il legno delle bare. Una mano però, attraverso una truffa telematica, sarebbe riuscita a ‘intromettersi‘ nella transazione, impedendo che i soldi arrivassero a destinazione e dirottandoli sul conto corrente bancario di un’impresa ferrarese di costruzioni edili, la Edilgenerali.

A capo di quest’ultima, tutti e tre come soci, c’erano i tre uomini finiti a processo che, dopo la querela da parte dell’azienda ungherese, finirono sotto la lente della Procura di Ferrara, indagati per truffa, autoriciclaggio e simulazione di reato in concorso e in continuazione. Per la pm Isabella Cavallari, infatti, i tre avrebbero movimentato una parte di quei soldi, 84mila euro, in Repubblica Ceca, con l’obiettivo – questa è la tesi dell’accusa – di pulire il denaro che si erano trovati in modo fortuito addebitato sul loro conto.

La restante parte di quella cifra incassata invece, sempre secondo il castello accusatorio della Procura, sarebbe stata spesa principalmente da due dei tre soci dell’azienda ferrarese, col terzo socio che avrebbe ricevuto solamente 2mila euro, dal momento che il suo ruolo nella società sarebbe stato più marginale a livello di gestione, visto che tra le sue incombenze non rientravano fatturazioni e nemmeno questioni amministrative, limitandosi solamente ad ottenere una provvigione sulle commesse procurate.

La pm Isabella Cavallari aveva inizialmente chiesto 2 anni e 6 mesi e 3.000 euro di multa per il 55enne e 1 anno e 6 mesi e 400 euro di multa per il 49enne, mentre le difese avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, dicendo che i due sarebbero stati vittime di un piano architettato da altri e non riconducibile a loro.

Alla fine, come si diceva, il giudice del tribunale di Ferrara ha deciso di condannare solamente uno dei due, assolvendo l’altro.

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