Cronaca
15 Novembre 2024
Un 47enne ferrarese si difende dall'accusa di aver scaricato e poi inviato trenta video raccapriccianti in cui bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni venivano ripresi mentre erano costretti a consumare rapporti con adulti

Trenta video pedopornografici nel telefono. “L’ho dimenticato da un amico e qualcuno lo ha usato”

di Davide Soattin | 2 min

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Si sarebbe dimenticato il proprio telefono cellulare a casa di un amico, che in quei giorni stava aiutando a traslocare, e qualcuno – non precisamente identificato – avrebbe prima scaricato e poi inviato otto video pedopornografici attraverso Telegram, caricandone altri ventidue sul sistema di archiviazione Google Drive a lui intestato, ma che non usava da tempo.

È la linea difensiva che un 47enne ferrarese, finito a processo con la pesante accusa di detenzione, accesso e diffusione di materiale pedopornografico, ha illustrato ieri (giovedì 14 novembre) mattina davanti al collegio del tribunale di Ferrara.

Secondo la Procura di Ferrara, l’uomo aveva nel suo telefono cellulare video raccapriccianti in cui bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni venivano ripresi mentre erano costretti a consumare rapporti con adulti. La scoperta era avvenuta a seguito di una perquisizione domiciliare da parte della Polizia Postale, a casa dei genitori con cui l’odierno imputato viveva.

Lì infatti, una volta entrati, gli uomini in divisa si erano fatti consegnare uno smartphone e un mini telefono su cui erano registrate due utenze telefoniche diverse e, dopo aver effettuato una preview sui due dispositivi, erano riusciti a scoprire la presenza di due chat Telegram, entrambe utilizzate dall’imputato il 6 ottobre 2022.

Dalla prima – denominata Tha – l’uomo aveva scaricato 8 video, oggi al centro del procedimento, che poi aveva caricato e successivamente inoltrato usando la seconda, titolata 67968.

A far partire le indagini della polizia postale – coordinate dalla Procura di Ferrara – era stata una segnalazione arrivata dagli Stati Uniti, relativamente ad altri 22 file video – sempre dal contenuto pedopornografico – che il 47enne aveva caricato sul sistema di archiviazione Google Drive.

Durante l’udienza di ieri, dopo aver sentito un operatore di polizia, il pm Stefano Longhi ha modificato il capo di imputazione iniziale, contestando non più il reato di diffusione ma di cessione di materiale pedopornografico, dal momento che le due chat Telegram finite al centro del processo erano tra l’imputato e un’altra persona e non riguardavano l’invio a più persone.

Alla luce di questa modifica, il collegio ha rinviato l’udienza al 20 marzo quando la difesa del 47enne deciderà se chiudere la vicenda con un patteggiamento, scegliere rito alternativo o proseguire con quello ordinario e quindi con la discussione del processo.

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