Arriva una prima condanna in abbreviato per la vicenda del Big Town. Questa mattina (giovedì 14 novembre) il gup Danilo Russo del tribunale di Ferrara ha inflitto tre anni di pena e 3mila euro di multa a Lorenzo Piccinini, il 22enne che, durante la serata del 1° settembre, era insieme a Davide Buzzi, quando venne ucciso. Da qui l’accusa di tentata estorsione in concorso per aver, attraverso l’uso della violenza e delle minacce, costretto – in quella circostanza – il 42enne Vito Mauro Di Gaetano, proprietario del bar di via Bologna, a versare una sorta di ‘pizzo‘ pari a 3mila euro.
Una somma, quest’ultima, che Buzzi aveva iniziato a chiedere mensilmente come ‘risarcimento‘ a Di Gaetano dopo la morte del figliastro, il 19enne Edoardo Bovini, avvenuta nella notte tra il 12 e 13 agosto 2023, a seguito di un improvviso malore che il giovane accusò mentre si trovava insieme a un gruppo di amici all’esterno del Big Town. Nello specifico, Buzzi riteneva il titolare del locale responsabile di quanto successo per aver tardato nel telefonare ai soccorsi, ma – come poi successivamente venne accertato – quella sera Mauro Di Gaetano non era a Ferrara, bensì a Modena.
Durante l’udienza di oggi, la pm Barbara Cavallo – titolare dell’inchiesta – aveva chiesto la condanna a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, oltre che 10mila euro di multa, per Piccinini, che ora è agli arresti domiciliari. Ma, alla fine, il giudice ha deciso di infliggergli una pena più bassa.
Quando avvenne la ‘mattanza’, il 22enne arrivò nel locale di via Bologna insieme a Buzzi, dopo che quest’ultimo, qualche giorno prima, il 25 agosto, aveva già minacciato e picchiato Vito Mauro Di Gaetano, a cui aveva intimato il versamento di 3mila euro, entro il 25 settembre, promettendogli che – qualora non avesse ubbidito – gli avrebbe bruciato il bar. Dalle parole ai fatti, il 1° settembre, Buzzi e Piccinini entrarono al Big Town, uno fianco all’altro. Il primo aveva una tanica piena di benzina, che fece vedere ai Di Gaetano padre e figlio, prima di appoggiarla sul bancone a scopo minatorio. Da dietro il bancone uscì il più anziano dei due, Giuseppe Di Gaetano, che chiese spiegazioni e per tutta risposta venne aggredito con violenza.
Buzzi gli sferrò ripetutamente delle gomitate al volto, dandogli pugni e calci che lo fecero cadere due volte a terra, mentre Piccinini gli intimò “con arroganza” di uscire, colpendolo a sua volta con altri calci e lanciandogli addosso anche una bottiglia. I due però non riuscirono nel loro intento estorsivo a causa della reazione di Giuseppe e Vito Mauro Di Gaetano, che uccisero il ‘patrigno’ di Bovini e ferirono gravemente il 22enne che, sopravvissuto a quei minuti di sangue e ferocia, finì accusato di tentata estorsione.
Sulla decisione del tribunale, nessuna dichiarazione da parte dell’avvocato Giampaolo Remondi, legale difensore di Lorenzo Piccinini, che per il suo assistito aveva chiesto – senza riuscire a ottenerla – la derubricazione dell’accusa da tentata estorsione a quella di lesioni, violenza privata e minacce.
Parte civile nel procedimento Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano, difesi dagli avvocati Michele Ciaccia, Stefano Scafidi e Giulia Zerpelloni che – dopo la lettura della sentenza, fuori dall’aula – hanno affermato: “Non possiamo dire di essere soddisfatti, se non per l’adozione di un provvedimento che, alla fine dei conti, riteniamo essere giusto. La nostra costituzione di parte civile non è una costituzione fatta con intenti recriminatori, ma solo per una giusta richiesta di giustizia relativamente a una vicenda strettamente collegata alla più grande tragedia che ha portato alla morte del povero Davide Buzzi”.
I fatti del bar Big Town torneranno in aula nella giornata del 5 dicembre, quando proseguirà il processo in Corte d’Assise ai Di Gaetano, accusati dell’omicidio volontario aggravato di Buzzi e di quello tentato di Piccini.
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