Riva del Po
25 Ottobre 2024
Un uomo di 76 anni è stato rinviato a giudizio per stalking. Non avrebbe accettato la fine della relazione con la donna e avrebbe iniziato a comportarsi in maniera ossessiva con lei

Perseguitata dall’ex. Cambia lavoro, casa e installa le telecamere

di Davide Soattin | 2 min

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Riva del Po. Dopo la separazione, avrebbe costretto l’ex moglie a cambiare lavoro e a trovare una nuova casa, portandola addirittura a installare – nella nuova abitazione – un impianto di video-sorveglianza come ‘deterrente’ contro i continui comportamenti ossessivi che lui, incapace di rassegnarsi alla fine della loro relazione, avrebbe cominciato a mettere in atto nei confronti di lei, costringendola a vivere in un grave e perdurante stato di ansia e paura, tale da farle cambiare le abitudini di vita quotidiane.

È quello di cui dovrà rispondere un 76enne di nazionalità italiana, ieri (giovedì 24 ottobre) rinviato a giudizio dal gup Danilo Russo con l’accusa di stalking nei confronti di una donna di 61 anni.

I fatti finiti al centro del processo risalgono allo scorso ottobre, quando – secondo la Procura di Ferrara – l’uomo avrebbe iniziato a perseguitare la donna. L’avrebbe pedinata sul posto di lavoro e nei luoghi da lei frequentati, le avrebbe inviato lettere e messaggi dal contenuto offensivo e delirante, l’avrebbe minacciata e aggredita verbalmente e si sarebbe persino informato su di lei, chiedendo notizie e informazioni a terzi, in modo da sapere come raggiungerla e dove incontrarla.

Ma non solo. Per l’accusa, l’avrebbe anche spinta a cercare un nuovo lavoro e a trovare una nuova casa, nella speranza di poter ‘evadere’ da quel pressing continuo dell’uomo. La speranza però dura pochi giorni perché lui riesce a rintracciarla, così lei – per proteggersi – sceglie di installare delle telecamere di video-sorveglianza fuori dall’abitazione, che finiscono per riprendere il 76enne anche quando lei, stremata da quei comportamenti, decide di ‘fuggire’ per qualche giorno per una vacanza in montagna.

Alla fine, dopo mesi di stress, la donna decide di mettere fine a una situazione diventata via via insostenibile, rivolgendosi prima ai carabinieri e poi al Centro Antiviolenza, a cui denuncia tutto.

“Sempre di più – commenta l’avvocato Luca Morassutto – assistiamo a comportamenti vessatori o persecutori da parte di chi non accetta la chiusura di un rapporto e intende mantenere un controllo ossessivo, se non maniacale, sulla vita degli altri. In questo caso, la mia assistita è stata addirittura costretta non solo a cambiare lavoro, ma anche a installare le telecamere a sue spese per garantire la sua sicurezza. Da qui il motivo di percorrere la strada del procedimento penale”.

Il processo approderà a dibattimento davanti al giudice Giuseppe Palasciano nella giornata di lunedì 9 dicembre.

 

 

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