Mesola. Il tribunale di Ferrara ha assolto Giacomo Bovolenta, il 28enne che a marzo 2023, in un’abitazione di via Sacche, a Mesola, aveva scagliato il dardo di una balestra al collo di un amico di vecchia data, il 29enne Davide Menegatti, ferendolo gravemente.
L’assoluzione, a cui si aggiunge anche l’applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per cinque anni poiché considerato soggetto socialmente pericoloso, è arrivata dopo gli esiti della perizia che la psichiatra Giuseppina Melloni, nominata lo scorso aprile dal gup Danilo Russo, aveva eseguito sull’imputato.
Esiti peritali che quindi hanno evidenziato un vizio di mente per Bovolenta che, secondo gli approfondimenti chiesti dal tribunale, la sera in cui avvenne il fatto, era incapace di intendere e di volere a causa della dipendenza cronica da alcool e sostanze stupefacenti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, al culmine di una discussione per futili motivi, Bovolenta aveva scagliato il dardo di una balestra al collo dell’amico e poi, vedendolo ancora vivo, lo aveva inseguito piantandogli due colpi di machete alla schiena e alla spalla.
A soccorrere la vittima, riuscita nel frattempo a scappare a piedi, erano stati alcuni passanti, che poi avevano lanciato l’allarme al 112 e al 118.
Una volta arrivati a casa dell’aggressore, i carabinieri – coordinati dal pm Ciro Alberto Savino – avevano proceduto alla perquisizione personale e domiciliare, ritrovando sia la balestra che il machete (della lunghezza di circa 50 cm) utilizzati per aggredire la vittima, vari coltelli, nonché della sostanza stupefacente e tutto il necessario per la coltivazione, l’essiccazione e il confezionamento.
L’amico invece, nonostante le gravi ferite, una volta trasportato d’urgenza all’ospedale di Cona in ambulanza, se l’era cavata con una prognosi di trenta giorni.
Durante l’udienza di convalida del suo arresto, davanti al gip, Bovolenta aveva fornito la propria versione dei fatti, spiegando di “aver agito d’impulso” nel momento in cui aveva colpito al collo la vittima, senza però “mai aver pensato di volerlo uccidere“. Quanto invece al successivo utilizzo del machete, l’aggressore aveva raccontato di averlo impugnato dopo aver visto che Menegatti – una volta colpito dal dardo – stava tornando indietro per “affrontarlo con fare aggressivo, decidendo così di difendersi“.
AApplicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per 5 anni
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