Era dall’ampio parcheggio di un negozio, poco distante dalla rotonda di via Wagner, utilizzato come ‘punto di osservazione‘ strategico, che uno degli attuali imputati, oggi a processo per sfruttamento della prostituzione, teneva il controllo sul racket delle prostitute, tra via Bologna e via Beethoven, mentre stava comodamente seduto all’interno della sua vettura.
È questo il retroscena che è emerso ieri, giovedì 3 ottobre, durante l’ultima udienza del processo a carico di tre persone di nazionalità albanese, un uomo 49enne e due donne di 48 e 52 anni, finite alla sbarra con la stessa accusa per fatti risalenti tra il 2019 e il 2020, avvenuti nella zona sud della città, nell’area tutt’intorno al centro commerciale Ipercoop Il Castello.
A raccontarlo in aula, con la sua deposizione, è stato un vicebrigadiere del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Ferrara che, insieme a un collega, fu a capo delle indagini che portarono a sgominare l’organizzazione piramidale di cui i tre – insieme ad altri quattro sodali, che già hanno chiusa la loro posizione con riti alternativi e relative condanne – erano a capo.
Fondamentali per arrivare a ciò furono le attività di osservazione, controllo e pedinamento da parte dei militari del 112, oltre che l’ascolto delle intercettazioni telefoniche dei vari indagati.
Nello specifico, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Ferrara, i tre odierni imputati avrebbero chiesto alle prostitute – che a loro volta sottostavano al controllo dei loro protettori – una sorta di pizzo da circa 150 euro a settimana per poter pagare ‘l’affitto‘ dello spiazzo in cui poi poter svolgere la loro attività lungo la strada, mentre venivano costantemente tenute sotto controllo.
Tra i metodi utilizzati per farsi consegnare il denaro c’era anche l’utilizzo della forza, come aveva raccontato in aula – nella precedente udienza – una delle donne sfruttate. A lei, in una circostanza, le botte del 49enne albanese finito alla sbarra le avevano fatto addirittura abortire il figlio che portava in grembo.
Davanti al collegio del tribunale, oltre alla violenza fisica, la donna aveva anche raccontato di aver subito il furto dei documenti e della borsa da parte dell’uomo, che più e più volte, quando lei aveva cercato di scappare, l’aveva inseguita per poi riuscire a riprenderla.
Si torna in aula il 6 marzo, quando sarà sentiti nuovamente gli operatori dei carabinieri che hanno svolto le indagini, che dovranno riferire sul contenuto delle intercettazioni telefoniche effettuate.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com