Cronaca
1 Ottobre 2024
"Non mi importa dell'entità della pena. La cosa più importante è sapere che io e mio padre avevamo ragione sin dall'inizio, quando dicevamo che Denis era stato ucciso"

Bergamini. La sorella Donata: “Ora Denis puoi volare”

di Davide Soattin | 2 min

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Ora mio fratello Denis può volare“. La Corte di Assise del tribunale di Cosenza ha da poco inflitto 16 anni – in primo grado – a Isabella Internò per l’uccisione di Denis Bergamini, quando la sorella dell’ex calciatore del Cosenza, Donata, fuori dal palazzo di giustizia, pronuncia queste parole, trattenendo a stento le lacrime davanti ai giornalisti.

Finalmente la Corte ci ha dato ragione. Quando ho capito che la giustizia stava arrivando, la testa è andata a mio fratello, a mio padre e a mia madre che è
ancora in vita ma che probabilmente non riuscirà a capire per la sua malattia” ha detto.

“Ho pensato subito – ha aggiunto – ai miei figli che hanno finalmente smesso di portarsi dietro questa macchia. Gli ho sempre detto che nella giustizia bisogna avere fiducia che prima o poi la giustizia arriva. Ho provato felicità anche per i miei nipoti che non subiranno quello che hanno subito i miei figli”.

“Cosa ho provato vedendo Internò? Niente, non mi ha fatto nessun effetto perché quella persona li per me era già in carcere prima” ha proseguito.

“Per quanto riguarda l’aula – ha sottolineato Donata Bergamini – devo ringraziare i miei avvocati perché se siamo arrivati a questo punto, oltre alla Procura di Castrovillari, l’impegno grande è stato dei miei avvocati non solo per quanto riguarda l’impegno morale ma anche l’impegno fisico perché la mia Regione
(l’Emilia Romagna, ndr) dalla Calabria è difficile da raggiungere. Riguardo al fuori ringrazio gli amici di Denis, gli abitanti della mia regione che mi sono stati vicini ma il ringraziamento più grande va alla città di Cosenza, partendo dai tifosi poi da tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni. Ho avuto un calore enorme. È quel calore che mio fratello sentiva a Cosenza e che lo ha spinto a non andare in una squadra più importante ma ha preferito rimanere qui”.

“L’entità della pena non mi interessa in questo momento – ha concluso la sorella di Denis, come riporta l’Ansa – per me la cosa più importante era che quello che sia io che mio padre avevamo subito visto dall’inizio, quello che dicevamo era vero, che Denis era stato ucciso”.

 

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