Cronaca
24 Settembre 2024
Parla l'ingegnere Fabrizio Chiogna, uno degli imputati per i lavori allo stadio Paolo Mazza. La Procura modifica il capo di imputazione e slitta l'interrogatorio di Giuseppe Tassi

Processo stadio. “L’opera fu perfettamente collaudata”

di Davide Soattin | 2 min

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L’opera fu perfettamente collaudata“. È quanto sostiene l’ingegnere collaudatore Fabrizio Chiogna, ascoltato ieri mattina (lunedì 23 settembre) in aula come imputato nel processo relativo alle presunte difformità strutturali dello stadio Paolo Mazza, riscontrate durante il cantiere per i lavori di ampliamento dell’impianto sportivo cittadino fino a 16mila posti, avviato a seguito della permanenza della Spal in Serie A nel campionato di calcio 2018-2019.

A lui, la Procura di Ferrara contesta il reato di falso commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, perché avrebbe attestato la conformità dei lavori della curva Est, nonostante secondo gli inquirenti c’erano sufficienti evidenze per prendere decisioni differenti. Contestazioni che però ieri, davanti al giudice Marco Peraro, rispondendo alle domande della pm Barbara Cavallo, Chiogna ha respinto in maniera categorica, fornendo la propria versione dei fatti.

A oggi lo stadio è fruibile solo sulla base del mio collaudo, essendo stato l’unico collaudo relativo alla struttura nel complesso” ha detto l’ingegnere collaudatore che, durante il suo esame, sentito successivamente anche sulle verifiche effettuate sui controventi, ha detto di aver “operato correttamente” dal momento che “nessun controvento era sottotensionato” e che “non aveva rilevato nessuna criticità” nemmeno per quanto riguardava gli attacchi dei controventi.

Molto soddisfatto, all’uscita dall’aula, l’avvocato Vincenzo Bellitti, che difende Chiogna: “Il mio assistito ha demolito l’accusa, rispondendo punto su punto a ogni domanda avanzata. Ha fornito risposte e spiegazioni in modo esaustivo a quanto gli è stato chiesto, facendo così cadere le contestazioni che gli vengono fatte”.

Nell’udienza di ieri doveva anche essere ascoltato Giuseppe Tassi, capo dell’azienda Tassi Group, capofila del progetto, ma le modifiche al capo di imputazione relative alla presenza o meno di imbottiture nelle strutture finite al centro del procedimento hanno fatto slittare l’interrogatorio, con gli avvocati Giulio Garuti e Paolo Loberti, legali difensori dell’imprenditore, che hanno chiesto termini a difesa, in modo tale da avere più tempo per studiare le nuove contestazioni dell’accusa.

Insieme a Tassi e Chiogna, a vario titolo, sono accusati di frode in pubbliche forniture anche Lorenzo Travagli, progettista e direttore dei lavori, Domenico Di Puorto e Adelino Sebastianutti, amministratori di fatto della Gielle e di Piemme Group.

Si torna in aula il 21 ottobre.

 

 

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