“Io non lo conosco. Avevo chiesto di parlargli lo scorso 12 giugno, ma mi deve ancora telefonare. Nel frattempo siamo stati cinque mesi in quella tenda e mai si è degnato di venire a vedere, nemmeno una mezza volta, se eravamo vivi o morti. Non si fa così”.
A parlare, riferendosi al sindaco Alan Fabbri, è Giuseppina Salvi, la 65enne che, insieme ai due figli di 37 e 24 anni, è sopravvissuta all’incendio che – nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 settembre, è scoppiato nell’abitazione privata gestita da Acer a Formignana, dove abitavano.
Lì c’erano arrivati dopo cinque mesi trascorsi ‘accampati’ in un tendone allestito all’esterno dell’ingresso 2 dell’ospedale Sant’Anna di Cona.
Avevano deciso di scegliere quella sistemazione di fortuna poiché – senza fissa dimora – non avevano trovato altro posto in cui stare per poter rimanere vicini al loro padre e marito, un uomo di 72 anni, che purtroppo – dopo alcuni mesi di ricovero – non ce l’ha fatta.
Nonostante le domande avanzate al Comune di Ferrara, la donna non è mai riuscita ad ottenere la residenza fittizia, condizione necessaria non solo a trovare casa, ma anche a ottenere altri benefici come la reversibilità della pensione del coniuge.
“Me le hanno respinte – dice oggi – perché non possediamo legami sul territorio, ma non è vero” aggiunge.
Durante i giorni scorsi, tramite Comune di Ferrara, Asp e Pronto Intervento Sociale, la famiglia era comunque riuscita a trovare una sistemazione a Formignana, in una casa però in cui non poteva allacciare acqua, luce e gas (poiché senza residenza fittizia), ‘sopravvivendo’ grazie alla solidarietà dei vicini di casa.
“Una casa così non si dà a nessuno” commenta indignata la donna. “Quando ci scappavano i bisogni, dovevamo andare fuori – prosegue – e nemmeno luce e gas avevamo, ma forse è stata anche la nostra salvezza ieri notte, perché non so cosa sarebbe successo”.
In realtà Acer, tramite una replica del direttore Diego Carrara, fa sapere che “l’alloggio è stato consegnato in perfette condizioni manutentive, con tutti i certificati di conformità connessi, e pronto per essere arredato e abitato dalla famiglia“, come dimostrato anche dalla documentazione fotografica sullo stato dell’alloggio prima dell’incendio.
La signora Salvi non risparmia critiche nemmeno al primo cittadino di Ferrara, colpevole – secondo lei – di non essersi interessato adeguatamente alla situazione: “Non ci si comporta così. Almeno un passaggio avrebbe dovuto farlo per rispetto nei nostri confronti. Anche noi siamo persone umane, al di là che dei legami o dei non legami sul territorio. Nessuno gli ha chiesto di venire all’ospedale e fermarsi a parlare, ma solo di passare e vedere come vivevamo”.
“Adesso – conclude, mentre tira un sospiro di sollievo per essere riuscita a mettere in salvo i figli e i loro cagnolini – almeno fino a lunedì saremo ospiti della foresteria dell’ospedale di Cona e poi vedremo se ci daranno l’agibilità all’abitazione“.
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