Spettacoli
10 Luglio 2024
Oggi 10 luglio lo studio teatrale tratto dall'omonimo poema epico di Pablo Neruda e diretto da Michalis Traitsis di Balamòs Teatro

“Canto General”, in scena gli allievi del Ctu

di Redazione | 3 min

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Oggi mercoledì 10 luglio al Centro Teatro Universitario (via Savonarola 19), ore 21.15, va in scena lo spettacollo “Canto General”, uno studio teatrale tratto dall’omonimo poema epico di Pablo Neruda e diretto da Michalis Traitsis di Balamòs Teatro, con protagonisti gli allievi del laboratorio “Linguaggi dell’attore e del teatro” del Centro Teatro Universitario di Ferrara (Michela Arcidiacono, Emanuele Contin, Giuseppe Cota, Domenico Di Sarno, Chiara Marzullo, Sofia Nadalin, Lorenzo Trevisani, Francesco Visentin).

Ingresso gratuito su prenotazione: ctu@unife.it – 328 8120452

Il Canto General è ritenuto il lascito poetico più importante di Pablo Neruda e acclamato come il libro dell’epica moderna del continente latino-americano. Iniziato nel 1938, è stato ampliato più volte fino alla pubblicazione negli anni Cinquanta. La raccolta presenta quindici sezioni e sembra essere concepita come un grandioso affresco, con parole al posto di segni e colori. Un murales scritto come una denuncia contro l’espropriazione dei popoli e delle loro culture e l’imposizione di una supposta supremazia europea e americana, come uno sguardo colto e appassionato sulle tradizioni e la storia dell’America Latina, come un canto di riscatto.

Nel 1971 Pablo Neruda incontra Mikis Theodorakis, esule a causa della dittatura in Grecia, e la nobile opera del poeta cileno ispira al musicista una potente composizione in cui si incrociano le sensibilità di due grandi artisti, che hanno alle spalle simili esperienze di vita, guerre, esilio, attenzione ai diritti calpestati degli ultimi.

“Abbiamo cercato di accostarci ad una simile opera – spiegano gli autori – con timore, rispetto, umiltà, sapendo che è un’impresa ardua trovare una chiave per farla propria e interpretarla. Ma l’impatto emotivo e la risonanza che ha suscitato in ciascuno di noi ci ha incoraggiato a cimentarci con la sua amara e complessa bellezza. Sicuramente ha agito da detonatore di una riflessione sul presente che attanaglia uomini e donne di ogni età. Un presente in cui gli spettri della guerra non sono solo memorie vissute o, nel caso dei giovani, racconti ascoltati e letti, ma immagini di atrocità e desolazioni, di abbandoni e miserie, di macerie in ogni luogo, di pianti e silenzi strazianti. Non si tratta di schierarsi da una parte o dall’altra ma di domandarsi come sia stato ancora possibile, come ideologie ed economie di guerra possano avere la meglio su tutto, come, almeno a un primo sguardo, il clamore dei proclami di guerra fino alla vittoria e all’estinzione dei presunti nemici sembri superare la voce di chi continua a lottare, sollecitando una soluzione non violenta dei conflitti. La guerra è in primis morte ma non solo: è fame, separazioni, distruzioni, esilio, spaesamento, terrore. Soprattutto la sensazione che niente più sarà come prima e che il futuro sia un tunnel di incognite e di ombre. D’altro canto, confrontarci con questo testo impegnativo è stata anche un’occasione per dare parole a indistinte paure, per lavorare insieme trovando punti comuni anche in opinioni e sguardi differenti, per rapportarci, nel lavoro di gruppo, a un Noi che ha sostenuto sforzi e fragilità, e ridato fiducia e speranza in ciò che ancora si può fare per cambiare”.

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